venezia mestre
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Ancora una volta da Mestre si chiede la separazione da Venezia. E’ già successo in passato. Il 70% dei cittadini residenti nel Comune di Venezia è stanco di dover dipendere dall’anomala Venezia (una bellissima città museo che ha poco a che fare con l’entroterra).
Basta guardare wikipedia per capire come si possono sentire i mestrini (Mestre è classificata come località nonostante i suoi 90 mila abitanti): Mestre è una località di terraferma del comune di Venezia, di cui rappresenta l’agglomerato urbano più popoloso. Amministrativamente autonoma fino al 1926, Mestre fu poi integrata nel territorio municipale di Venezia e nel secondo dopoguerra ne accolse lo sviluppo urbano, diventando sede di quartieri residenziali, servizi e importanti realtà economico-produttive.
Sono state raccolte 7.000 firme in terraferma e 2.000 a Venezia e per la quinta volta è stata superata la soglia per poter indire un referendum. Si farà la consultazione? e soprattutto, riusciranno questa volta i separatisti a vincere?
In passato non era andata molto bene. Sono state fatte già quattro referendum. La prima volta nel 1979. In quell’anno il 72% dei votanti si oppose alla separazione. Sconfitta anche nell’89, quando i separatisti guadagnarono terreno. Il NO raggiunse il 57%. Altra sconfitta ma ancora in ascesa i separatisti nel 1994, sotto la giunta Cacciari. Il NO raggiunse il 56%. L’ultima consultazione è stata fatta nel 2003 ma in quell’occasione non venne raggiunto il quorum (solo il 39% degli aventi diritto si recò alle urne).
Un nuovo importante segnale arriva dalla Fondazione Ca’ Foscari, che ha eseguito un sondaggio effettuando ben 600 interviste telefoniche. Ne è emerso che i cittadini ritengono sia necessario il voto per chiedere nuovamente la separazione di Mestre. Non è stata indicata l’intenzione di voto, ma l’opinione che sia fondamentale recarsi al voto per esprimere la propria opinione su una questione che si trascina da decenni. Almeno da 90 anni.
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Dalla ricerca emerge che vi è una maggiore propensione per l’indizione di un referendum da parte delle fasce di popolazione con un livello di scolarizzazione più basso (l’80% con la sola licenza elementare è favorevole, mentre ‘solo’ il 68,9% dei laureati sono favorevoli alla consultazione).
Se il referendum dovesse andare in porto, e con esso la divisione tra le due città, la giunta decadrà ai sensi della legge. Una normativa del 1960, infatti, prevede che se la divisione riduce di un quarto la popolazione, allora la giunta cade d’ufficio. La speranza dei separatisti è che già a novembre si possa andare al voto.