Al mare di polemiche che sono seguite alla liberazione delle due giovani italiane Greta e Vanessa sequestrate in Siria dopo che il Governo italiano avrebbe pagato un riscatto milionario, si aggiungono anche iniziative individuali senza dubbio originali. Come quella di un cittadino di Bassano del Grappa, Christian Marcadella, che ha deciso di postare una foto-appello ironica su Facebook. Christian appare con un cartello nel quale chiede al premier Renzi i soldi per andare in Siria. Testualmente: “PER RENZI, 18/01/2015, ADESSO VADO IN SIRIA, IBAN IT34…”.
L’IBAN non è riportato nella sua completezza per questioni di privacy, ma Marcadella, raggiunto da noi telefonicamente dice di scherzare, ma fino ad un certo punto. La sua è una protesta che si è aggiunta a quelle di migliaia di utenti del web che in questi giorni stanno commentando al vetriolo ogni articolo relativo alle due cooperanti (anche se i veri cooperanti si sono infastiditi del fatto che le due ragazze vengono definite tali). A Marcadella proprio non va giù che lo Stato Italiano abbia potuto pagare una cifra così elevata per il rapimento di due ragazze che sapevano benissimo a cosa andavano incontro, che non sarebbero state preparate per una ‘missione’ autonoma di questo tipo. Le due sono state definite in tutti i modi e proprio dal Veneto anche ‘bambine viziate’. Marcadella ci dice di essere di destra, ma in questo caso la sua ideologia centra poco. “Sono tutti incazzati -ci dice- a destra, a sinistra, i grillini, chiunque”. “Vi racconto la mia storia -continua- sono di Bassano e nella città del Grappa mi conoscono tutti perché vado d’accordo con tutti, mi piace ridere, scherzare e far ‘cagnara’. Ora vivo nel veneziano con la mia morosa. Fino al 31 dicembre avevo una ditta di costruzioni leggere (cappotti, intonaci, cartongessi, pitture, etc.) assieme a mio fratello e l’abbiamo mandata in liquidazione in attivo. Ripeto, abbiamo chiuso in attivo. Mio fratello si è trasferito in Brasile io sono rimasto in Veneto perché ho un bambino e un altro è in arrivo. Ho lavorato in diverse scuole e chiese del Veneto. Non è possibile che io sia stato costretto a chiudere l’attività perché dovevo aspettare i soldi degli enti pubblici per oltre 200 giorni a causa del Patto di Stabilità. Pieno di rabbia, vedo che due ragazze prendono l’aereo e vanno in Siria senza che nessuno le abbia mandate e che ora sono tornate belle paffute (per fortuna non abbronzate). Si presume che (dò ancora il beneficio del dubbio) lo Stato Italiano abbia pagato 12 milioni di euro. Io andrei in Siria solo per due milioni. Faccio risparmiare il Governo. Farsi sequestrare sembra essere diventato un lavoro”. Intanto Marcadella lancia il sasso. “Ora sono tornate, sono state accolte, andranno in televisione dalla D’Urso o a Porta a Porta. Vorrei farlo anch’io. Ripeto… studi di settore, patto di stabilità, mancanza di liquidità, tutto mi ha ostacolato nonostante lavorassimo 12 o 13 ore al giorno! Quindi perché non andare in Siria?”. Tornando al suo lavoro, Christian ci dice che ha intenzione di aprire un’altra attività, ha in progetto qualcosa, ma sono due mesi che gira dappertutto per organizzarsi, fra costi e burocrazia. Quindi si è messo in piazza, con tanto di cappuccio in stile sequestrato e ha lanciato la provocazione. “Se realmente è stato pagato il riscatto -conclude- queste due devono lavorare fino alla restituzione della cifra pagata. Se io non pago un fornitore mi sequestrano l’azienda e, come ha ricordato Zaia, se qualcuno viene soccorso in montagna deve pagare fino all’ultimo centesimo l’intervento se non si è ferito. Quindi dovranno restituirli e se non ci riusciranno potranno farlo i loro discendenti. E -conclude- possibile che non ci siano i soldi per i due marò in India?”.

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