“Nella calza della Befana il Veneto e i Veneti hanno trovato carbone, che respingono e non si meritano: tanti, troppi crimini, che non sono piccoli o grandi, sono solo crimini”.
A dirlo è il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia alla luce dei numerosi fatti di delinquenza che hanno caratterizzato gli ultimi giorni delle festività.
“Solo per limitarci alla coda delle feste – dice Zaia snocciolando il triste bollettino – siamo partiti da un papà accoltellato da uno di due bulletti di 14 anni, un moldavo e un tunisino, a Musile di Piave, perché si era permesso di difendere suo figlio. Ecatombe a Padova: tre furti nella stessa via in quattro giorni a Vigodarzere, uno con sparizione di fucili a San Pietro in Gù, ad Albignasego i cittadini dopo aver creato una pagina Facebook per difendersi, hanno deciso di scendere in strada con pile e giubbotti per vigilare, Facebook l’hanno scelto i cittadini di San Martino di Lupari per tentare di aiutarsi e di dare allarmi tempestivi, in una palestra dell’Arcella spariti telefonini e soldi di ragazzini di 12 anni che si stavano allenando. Passando per Venezia troviamo l’allarme di Marghera sulle Baby Gang di tredicenni che impazzano nell’area, mentre ai saldi di Vicenza sono passati i borseggiatori che hanno colpito indisturbati la gente che andava a negozi. Sempre a Vicenza chiuderà l’edicolante di San Quirico perché, dopo un furto, non ce la fa più ad andate avanti.
“Mi fermo qui – incalza Zaia – ma non si ferma la nostra indignazione per una situazione oramai insostenibile che, a prescindere dalla tipologia dei reati, ha un unico comun denominatore: manca il presidio del territorio, perché le forze dell’ordine sono poche, sempre più affaticate e prive dei mezzi necessari, mentre a Roma tagliano di tutto col metodo della pentolaccia: occhi bendati e accettate a caso”.


Così non può andare avanti – aggiunge Zaia – anche perché i segnali della sconfitta dello Stato sono ormai evidenti. Fossi in Renzi manderei almeno un tweet di vergogna e di scuse ai quei cittadini padovani che hanno dovuto inventarsi pattugliatori, ai tanti vicentini borseggiati che, probabilmente, non lo sarebbero stati se da quelle parti si fosse vista qualche divisa in più; a quel papà che ha rischiato la vita per difendere il figlio da giovanissimi bulli stranieri; a quei cittadini di Marghera che di bulletti devono perfino sopportare un’intera gang”.
“Basta così – conclude Zaia – se dobbiamo fare da soli ce lo dicano e cercheremo di organizzarci, rispettando la legge ma anche il sacrosanto diritto dei Veneti a vivere sicuri nelle loro case e nelle vie delle città. Aspettiamo il morto prima di piangere lacrime di coccodrillo e fare qualcosa? Si chiede Zaia. Sarebbe una follia, ma da condannare senza l’attenuante dell’infermità mentale, perché a Roma sanno benissimo cosa fare, ma non muovono un dito”.