can dal porco
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(Can dal porco. Italiano: cane dal porco. Inglese: dog from pig. Francese: cochon de chien. Spagnolo: perro de cerdo) Si può tranquillamente affermare che ‘can dal porco’ è una delle espressioni venete più originali, una di quelle senza alcuna pregnante traduzione in italiano o negli altri dialetti. Letteralmente è molto chiara “cane dal porco”, ma in realtà non ha un vero significato traducibile con espressioni analoghe (un cane che proviene da un porco? Un porco che si trasforma in cane? un cane proveniente da un paese chiamato ‘porco’?). Ha però un significato tutto suo se utilizzata in determinati contesti. Solo in parte si può accostare a ‘porco cane’.
Si usa can dal porco quando si esprime meraviglia (Menego: “Can dal porco, che deghejo che ga fato el bocia!”), si usa amichevolmente per rivolgersi un amico in segno di ammirazione (Toni ha comprato a pochi soldi delle galline al mercato di Camisano. Bepi gli dice: “Te sì el sòlito can dal porco”. Irma va all’Arena a vedere l’Aida e dice a Maria: “can dal porco che brai!”). Usata anche per esprimere sdegno e irrisione: “Can dal porco! che facia da mona che gà Rensi”. Chi si sente dare del ‘can dal porco’ non si deve offendere, in genere è un rimprovero benevolo e meno benevolo (Bepi: “Oncò no go voia de laorare”. Toni: “Can dal porco”. Oppure: Michele torna a casa tardi la notte, il padre a tavola il giorno dopo: “Can dal porco! i to amisi no i gà mia na fameja?”. E ancora “tajate i cavèi can dal porco!” -tagliati i capelli-).

Si usa per imprecare (Bepi si pizzica un dito e esclama “can dal porco!”, Sta piovendo e Toni esclama: “Can dal porco l’acqua vien zò a sece roverse! -la pioggia scende copiosa dal cielo”-. Renzi impone una nuova tassa. In questo caso Bepi insulta Renzi, bestemmia e chiude con ‘can dal porco’). Come locuzione esclamativa che esprime rabbia improvvisa (per esempio la nonna dice al nipote: “Vien qua che te cavo le rece, can dal porco!” -vieni qui che ti stacco le orecchie-). Spesso viene usata al posto della bestemmia, ben più volgare. Anche i parroci veneti usano questa espressione senza alcun problema (p.es. don Mariano: “Con dal porco! vièn a dotrìna inseminìo!” -partecipa alle lezioni di dottrina cristiana, ragazzo con poco senno!). Non viene generalmente usato dalle venete di città che preferiscono gli italianizzati ‘caspita’, ‘perbacco’, mio Dio’, salvo poi accostare scivoloni in dialetto o errori che rivelano la loro identità inesorabilmente veneta (per esempio: “Perbacco! Ero dietro a correre e mi sono quasi scavezzata una gamba!” oppure “Caspita! Ieri il mio cagnolino Bobi si è dato due scorlòni e mi ha bagnato tutto il cotto d’Este”).
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Origini: ignote.
Ipotesi: quasi nessuna, ma qualcuno ritiene che questa espressione possa essere un residuo di mitologià celtica. Nella mitologia irlandese, Cian figlio di Dian era nato con un residuo del sacco amniotico sulla testa e venne trasformato in maiale dopo essere stato colpito dallo scettro di un druido. Da quel momento poteva trasformarsi in maiale quando voleva, ma secondo altre versioni poteva anche trasformarsi in cane. La probabile confusione di mutazioni può essere associata al porco che si trasforma in cane.
-Qualcuno lo accosta allo Zodiaco Cinese, anche noto come Sheng Xiao, è basato su 12 anni ciclici rappresentati da animali. Il cane e il porco sono vicini e legati fra loro. Il cane rappresenta fedeltà e il maiale l’amabilità. La fedeltà senza amabilità porta al rifiuto e lamabilità senza fedeltà porta all’immortalità.

Possiamo però tranquillamente dire che si tratta di bojade.