La Halyomorpha Halys, il vero nome della cimice asiatica, è diventata un vero e proprio incubo per i coltivatori ma soprattutto per i cittadini. E’ un insetto che proviene dalla Cina e dalla penisola coreana e dal 2012 ha colonizzato tutto il nord Italia. Nonostante provenga dall’Est Asiatico, la prima popolazione di cimici arrivata in Italia è stata importata dagli Stati Uniti. Anche in America, però, dopo oltre dieci anni, il problema non è stato ancora risolto. 
Recentemente il titolare del Mipaaft, Gian Marco Centinaio, ha illustrato quali sono le azioni messe in campo dal Ministero per far fronte al fenomeno della Cimice marmorea o asiatica. Il Crea-Ricerca stato autorizzato ad introdurre, in condizioni di quarantena e per soli motivi di studio, la specie ritenuta a livello mondiale più efficace: il Trissolcus Japonicus (Samurai wasp, vespa samurai), a carico del quale sono in fase avanzata i necessari studi, in particolare quelli sull’impatto ambientale nei nostri agroecosistemi. 
Nello specifico, Centinaio ha detto: “L’Halymorpha halys o Cimice marmorata -un insetto originario dell’Asia orientale che è stato rinvenuto per la prima volta in Europa a partire dal 2004 e la cui presenza è attualmente accertata anche nel continente nordamericano- ha un’elevata polifagia, tant’è che si segnalano più di cento ospiti vegetali. L’insetto -che arreca danni su vari fruttiferi e colture erbacee- ha dimostrato un’elevata capacità di diffusione nel Mediterraneo e nell’areale europeo, pur non venendo poi incluso tra gli organismi nocivi da quarantena per l’Unione, visto che la sua rapida distribuzione su una vasta area geografica ne ha precluso ogni tempestivo intervento di eradicazione. Nell’ambito delle misure di contrasto al parassita – che includono interventi di lotta dedicati e basati su strategie di intervento integrate – risulta fondamentale l’attività di monitoraggio mirata nelle singole aziende agricole e sulle diverse colture, così come è importante ricordare che il successo nel contrasto al parassita non è assicurato dall’esclusivo utilizzo di trattamenti chimici, vista l’elevata mobilità della specie che può riposizionarsi su differenti colture.

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In seno al Comitato Fitosanitario nazionale sono state identificate le azioni prioritarie volte a contrastare i danni del parassita, che si sostanziano in attività dedicate di divulgazione e monitoraggio a cura dei Servizi Fitosanitari delle Regioni interessate dal problema, in collaborazione con le strutture tecniche territoriali, per supportare gli agricoltori nella lotta all’insetto. In particolare il Centro di Ricerca Difesa e Certificazione (CREA-DC) è stato identificato come istituto di supporto per l’approfondimento degli aspetti scientifici e, nel contempo, sono state avviate sperimentazioni con prove “in campo” e in laboratorio, per individuare le sostanze più idonee al contrasto e, in tal senso, sono state ottenute le relative autorizzazioni. Con riferimento specifico al controllo biologico per la difesa della frutticoltura nazionale sono stati avviati studi dedicati per porre in essere interventi con antagonisti naturali del parassita.

In particolare, le ricerche svolte nell’ambito del Progetto nazionale denominato “ASPROPI”, hanno permesso di individuare in ambienti dell’Italia centrale unImenottero parassita delle uova della Cimice, Ooencyrtus telenomicida, allevabile in biofabbriche su ospiti alternativi. Una popolazione del parassitoide è stata trasferita nei laboratori Crea e mantenuta in ambiente controllato, dove si è mostrata in grado di parassitizzare efficacemente le uova della Cimice. Per la verifica “in campo” delle potenzialità dell’antagonista naturale – impiegabile in un contesto integrato per la difesa della frutticoltura nazionale – sono state effettuate prove dirette in frutteti condotti con differenti metodologie e l’antagonista ha mostrato nei frutteti produttivi – nei quali è necessario il controllo anche di altre avversità – limiti di efficacia e di permanenza negli ambienti.

Per l’utilizzo di antagonisti naturali provenienti, invece, dal territorio d’origine del parassita in prove estensive in campo, tese a valutarne l’efficacia e le migliori modalità d’impiego, sarà prima necessario risolvere le problematiche legate al divieto di introdurre in natura specie o popolazioni non autoctone. A questo proposito, tenuto conto dell’importanza di procedere tempestivamente alla verifica delle potenzialità e dei rischi connessi all’introduzione di antagonisti naturali provenienti dall’area di origine della Cimice asiatica -previa acquisizione delle necessarie certificazioni di legge – questo ministero ha già autorizzato il Crea  ad introdurre, in condizioni di quarantena e per soli motivi di studio, la specie ritenuta a livello mondiale più efficace: Trissolcus Japonicus (Samurai wasp), a carico del quale sono in fase avanzata i necessari studi, in particolare quelli sull’impatto ambientale nei nostri agroecosistemi.

Contestualmente, nell’ambito dei progetti finanziati da questo Ministero, il Crea sta proseguendo le ricerche su tutti gli antagonisti naturali della Cimice attivi sul territorio nazionale, che stanno iniziando ad utilizzare la Cimice come vittima.