cinghiali colli euganei
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I cinghiali sono diventati ormai protagonisti assoluti nei Colli Euganei. Stanno invadendo anche i vicini Colli Berici. Per gli animalisti rappresentano un arricchimento della fauna collinare, per gli abitanti dei Comuni collinari sono un vero e proprio incubo. Danneggiano tutti i tipi di coltivazione, dal mais alla soia, saccheggiano gli orti ed ora mettono in pericolo anche la produzione di ciliegie. L’ultimo ingente danno l’ha subito nei giorni scorsi l’azienda agricola di Natalino Facchin, in via Pozzacale a Teolo che pochi anni fa aveva piantato decine di ciliegi che ora gli stavano cominciando a fruttare, nel vero senso della parola, qualcosa. Sono arrivati i cinghiali ed hanno sradicato decine di piante.  Le piante sono andate completamente distrutte e non potranno certo essere recuperate. Buona parte dell’impianto pertanto sarà da ripristinare con un’ulteriore spesa da parte dell’agricoltore che si trova a fare i conti anche con la mancata produzione. Una vera e propria beffa che ha colpito anche altri agricoltori della zona e che mette a rischio anche la produzione di ciliegie limitata a queste poche settimane.

“Un altro duro colpo per l’agricoltura padovana e dei Colli Euganei in primis –dichiara  Federico Miotto, presidente di Coldiretti di Padova– che paga il prezzo più alto della devastazione da parte dei cinghiali. Dai vigneti agli ulivi, dai campi di mais, soia e grano agli alberi da frutto. Non c’è nulla che si salvi e non c’è possibilità di difesa efficace da parte degli agricoltori. Non ci sono recinzioni né barriere che tengano, anche perché non possiamo trasformare il nostro territorio in un bunker. Addirittura in certe zone particolarmente frequentate dai cinghiali a tutte le ore del giorno è persino pericoloso aggirarsi in campagna. Lo è per gli agricoltori impegnati nel lavoro quotidiano come per chi va a farsi una passeggiata, visto che il rischio di essere aggrediti è tutt’altro che remoto. Succede sui Colli Euganei ma anche in pianura, persino nell’Alta Padovana, a Tombolo e dintorni, ai margini della palude di Onara, dove i cinghiali hanno trovato un altro habitat ideale e si muovono liberamente nei campi coltivati. Intanto mentre contiamo i danni aspettiamo. Aspettiamo che chi deve decidere si decida una volta buona e passi dalle promesse all’azione. Nei giorni scorsi è stata approvata la legge per il contrasto alle nutrie. Serve subito un provvedimento analogo per i cinghiali e tutti gli animali selvatici se vogliamo continuare a parlare di agricoltura in determinate aree della nostra provincia. Servono subito delle contromisure efficaci e tempestive se non vogliamo che a breve i cinghiali diventino i veri padroni delle nostre campagne”.
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COLLI BERICI
Situazione ormai analoga sui Colli Berici. Basti ricordare che lo scorso anno a Brendola i del Golf club sono stati rivoltati, mentre a Valmarana e ad Altavilla a subire la furia dei cinghiali sono stati alcuni orti.
La specie non è particolarmente pericolosa per l’uomo, almeno di non imbattersi in una madre che protegge i suoi cuccioli, ma i danni a prati, pascoli e orti sono in aumento. I cinghiali non sono autoctoni delle nostre zone, per questo sui Berici non esiste un loro predatore naturale. L’unico modo per risolvere il problema, dunque, resta la caccia. Ma la specie non è inserita fra quelle cacciabili anche se un decreto regionale del 2010 concede la possibilità, da parte delle Province, di alcuni prelievi. Nel vicentino sono stati organizzati dei corsi specifici per cacciatori che, dopo aver comunicato all’ente Provinciale le loro intenzioni, posso uscire la notte per stanare gli animali.