monossido

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IL MONOSSIDO DI CARBONIO
Il monossido di carbonio (CO) è un gas incolore, inodore, insapore, non irritante; l’assenza di caratteristiche organolettiche lo rendono quindi un pericoloso e silenzioso killer. Per quanto se ne parli, a causa di una generalizzata disinformazione, si ritiene erroneamente che l’assenza di odore di gas rappresenti sempre una condizione di sicurezza. Inoltre i primi sintomi vengono spesso ignorati in quanto l’esposizione a monossido di carbonio non dà inizialmente segni evidenti.
Le persone presenti in un locale chiuso che si va saturando di CO, anche ammesso che per un qualche presentimento sentano che qualcosa di insolito stia loro succedendo, non hanno la chiarezza di dover reagire, né sanno cosa fare. Questo perché, purtroppo, i primi sintomi da intossicazione da CO sono generici: un leggero mal di testa, un po’ di affanno, sensazione di vertigini, uno stato di confusione mentale, generici disturbi alla vista, nausea, vomito. Disturbi tutti che, nel loro complesso, sono anche associabili e riconducibili a diverse e comuni cause, con il risultato che non ci si bada più di tanto.
A meno che di non essere già stati raggiunti da una corretta informazione di allerta, di attenzione del tipo: “se vi trovate in una stanza scarsamente areata, se viete in presenza di stufe, scaldabagni, bracieri e camini accesi, se avete la sensazione che qualcosa vi intorpidisca nell’azione, reagite subito” meglio una intempestiva corsa a spalancare le finestre piuttosto che un sonno senza risveglio.
L’avvelenamento da monossido di carbonio può avvenire per cause accidentali (scaldabagni, stufe, impianti di riscaldamento difettosi, locali con camini e stufe a legna non sufficientemente ventilati) che si producono soprattutto nei mesi invernali perché legate al maggior utilizzo di tali impianti.
Inoltre alle cause interne descritte sopra possono sommarsi cause esterne quali umidità, temperatura e particolari condizioni climatiche che possono esasperare gli effetti.
Ma anche quando il livello di intossicazione è fortunatamente al di sotto della soglia letale, il monossido di carbonio produce effetti dannosi che di rado vengono riconosciuti e attribuiti ad esso: perdita di memoria, incontinenza urinaria e fecale, e sintomi che solitamente si verificano in malattie degenerative neurologiche quali Alzheimer e Parkinson, oltre ad altri gravi effetti neurologici
Accade talvolta, che l’utente si senta del tutto al sicuro contro il monossido di carbonio per aver fatto eseguire la manutenzione del proprio impianto di riscaldamento. Non sempre però queste verifiche sono effettuate con la necessaria scrupolosità e competenza. Il risultato è che l’utente trascura dei sintomi che in circostanze diverse avrebbero potuto allarmarlo, e l’intossicazione da monossido di carbonio procede, magari lenta ma inesorabile.
Il comportamento di ogni installatore di fronte alla revisione di un impianto esistente, o all’installazione di una nuova caldaia, deve diventare molto più responsabile e attento di quanto attualmente non sia. Bisogna riconoscere che nella gran parte dei casi manca da parte dell’installatore quello scrupolo indispensabile nella verifica del lavoro eseguito, confidando troppo sulla buona sorte. Le conseguenze di questo comportamento possono risultare gravi, come le cronache troppo spesso denunciano. Sono tre le operazioni indispensabili da compiere:
– L’accurata verifica dell’installazione e funzionamento degli impianti di riscaldamento
– il rispetto delle norme di sicurezza
– l’ispezione regolare del sistema di areazione e del tiraggio dei camini.
Per la nostra esperienza, molto raramente queste tre operazioni vengono svolte fino in fondo.
I RILEVATORI DI CO
I rilevatori di CO sono strumenti di costo contenuto che producono con precisione e affidabilità un allarme anche per basse concentrazioni di CO (220 ppm). Intervengono con segnalazioni luminose o acustiche, oppure possono essere previsti per attivare una ventilazione forzata, per esempio tramite un estrattore d’aria. Nella pratica però, come è stato rilevato presso un centro di pronto intervento per intossicati da CO, può anche succedere che l’utente spenga il rilevatore perché infastidito da troppo frequenti o ripetute segnalazioni che, a suo parere risultano ingiustificate dato che nella stanza “non c’erano né odori né visibili cause d’allarme”.
PERCHE’ E’ COSI’ LETALE?
Il CO presenta un’affinità per l’emoglobila 200-300 volte maggiore rispetto a quella per l’ossigeno così che i globuli rossi del sangue – che hanno il compito di trasportare e rilasciare ossigeno ai tessuti – in presenza di CO vengono pesantemente limitati nella loro funzione di trasportatori di ossigeno.
I globuli rossi fungono come dei contenitori: in condizioni normali raccolgono ossigeno per distribuirlo ai tessuti corporei, ma quando in circolazione c’è il monossido di carbonio esso li “sequestra” riempendoli ed impedendo il trasporto e la libero circolazione dell’ossigeno. Le conseguenze a danno dei principali organi (cervello, cuore, ecc.) che se ne nutrono per funzionare e sopravvivere possono essere molto gravi.
ASSUNZIONE CRONICA DI CO E DANNI PERMANENTI
Possono verificarsi esposizione ad alte concentrazioni di CO oppure a basse concentrazioni ma per lunghi periodi di tempo che danno luogo a fenomeni di accumulo. Già a 200 ppm si possono produrre sintomi quali mal di testa o leggera nausea, secondo la sensibilità individuale delle persone esposte; a 600 ppm sono probabili svenimenti, a 800 ppm si è già in pericolo di vita, ma ancora non c’é cognizione di cosa stia succedendo.
Oltre agli utenti degli impianti di riscaldamento, vi sono certe categorie di lavoratori che risultano esposte ai danni del monossido di carbonio: vigili del fuoco, addetti ai forni delle acciaierie, vigili urbani e altre ancora. (CONTINUA…)

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Gli organi maggiormente colpiti sono il cervello e il cuore, poiché necessitano di molto ossigeno e dunque sono i più sensibili alla sua mancanza ed i primi ad essere colpiti dall’avvelenamento da CO. L’esposizione prolungata produce perdita di coscienza, palpitazioni, insufficienza respiratoria, convulsioni e nei casi più gravi la morte.
I pazienti che giungono in Pronto Soccorso hanno una prognosi variabile in relazione all’età, alla gravità dell’intossicazione, alle condizioni cliniche preesistenti etc.
Un danno da prolungata esposizione può generare una serie di danni permanenti tipo amnesie, disturbo nella deambulazione, depressione, mutismo, tremori, e a carico di altri organi tra cui miocardio e reni.
 
COME SI SOCCORE UN INTOSSICATO?
Ecco le principali azioni da eseguire nel più breve tempo possibile:
– areare immediatamente l’ambiente e allontanare subito la persona colpita dall’ambiente contaminato facendo attenzione a non compromette la propria incolumità;
– somministrarle subito ossigeno ad alta concentrazione;
– chiamare un pronto-soccorso medico
– la camera iperbarica è il trattamento principale e spesso risolutivo dell’intossicazione da CO