Tutti insieme appassionatamente. Cosa non si fa per vincere le elezioni? Di tutto. Si fanno montare sul carro tutti quelli che possono portare un voto in più, fossero anche il conte Vlad o Ezzelino da Romano. Nelle liste venete è tanto se non si trova anche la saponificatrice di Correggio e il mostro di Firenze. Una piccola analisi la fa l’Espresso che parla di un PD transgenico dal Veneto alla Campania. E’ così che mentre il Parlamento si appresta a discutere il delicato tema delle unioni civili, proprio in Veneto Alessandra Moretti, sperando di fare breccia fra l’elettorato che si divide fra Tosi e Zaia, candida Santino Bozza per la lista “Uniti per il Progetto Veneto autonomo’. Chi è Santino Bozza? Viene descritto dall’Espresso come bossiano di ferro. E’ un ex consigliere regionale del Veneto della Lega Nord. Soprattutto è noto alle cronache per le sue uscite omofobe verso la comunità gay. Rimangono storiche le sue dichiarazioni durante la trasmissione radiofonica ‘La Zanzara’ di Radio 24: “Da noi in Veneto si chiamano culattoni” e ancora “Non conosco la parola gay, io li chiamo culattoni. Gay è in inglese, io non conosco l’inglese. Qui in Veneto li chiamiamo culattoni. A me i gay non piacciono, se me li trovo vicino mi stacco di qualche metro. Sono diversi. Purtroppo esistono, sono malati, sbullonati”.


Come potrà quindi la candidata del PD accusare Zaia o Tosi o la destra veneta di razzismo e omofobia se proprio su quest’ultimo tema fa uno scivolone del genere? In questi giorni viene sommersa ieri dalle critiche da parte della comunità LGBT, si è così giustificata: “Bozza è candidato nella lista “Veneto Autonomo”, ma le posizioni sui diritti civili sono espresse dall’intera coalizione”. Peccato che proprio sui diritti civili, come fa notare l’Espresso, mancherebbe un programma ufficiale. Presto verranno chiariti. Resta da chiedersi in che modo. Il candidato che la sostiene come un’ombra dalle retrovie non può staccarsi dalle parole pronunciate. Sulle coppie omosessuali aveva dichiarato ancora: “E se avessi avuto un figlio gay. Lo avrei curato, lo avrei portato anche a donne personalmente. Se avessi avuto una figlia donna, avrei fatto la stessa cosa, le avrei insegnato l’educazione sessuale”