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di Ebreroerrante
Chi ha modo di seguire i dibattiti politici nelle tv generaliste italiane si sarà sicuramente posto una domanda: Chi decide quali esponenti politici debbano presentarsi nei talk show per difendere le tesi del proprio partito?
La domanda sorge spontanea dopo aver seguito per l’ennesima volta una puntata di Otto e Mezzo su La7, condotta da Lilly Gruber, nella quale era ospite Alessandra Moretti.
La sensazione, ascoltando l’ex candidata per il PD in Veneto, travolta dalle elezioni e dal cicaleccio attorno alla sua ‘viva e vibrante soddisfazione’ nel frequentare i centri estetici, dal suo viaggio in India, è quella che ogni parola pronunciata dall’esponente vicentina del PD corrispondesse ad un travaso secco di voti verso il Movimento 5 Stelle (e in seconda battuta al Centrodestra).
Ancora una volta i pentastellati ringraziano la disastrosa politica di comunicazione del PD e l’incapacità di percepire quanto male siano… percepiti i suoi esponenti in TV.

Le tesi sostenute dalla Moretti per criticare Virginia Raggi (che può vantare un’elezione a sindaco della capitale italiana e che fino a prova contraria deve ancora completare un anno di mandato dopo decenni di sciagurate amministrazioni di altro colore politico) erano, a conti fatti, un incredibile spot a favore della stessa Raggi. Soprattutto il modo con cui ha enunciato quelle tesi, il puntiglio piccato, la vis polemica immancabilmente supponente con la quale tentava di attaccare la sindaca, era un autentica promozione per la stessa prima cittadina.
Moretti, in quella trasmissione ha anche fatto una gaffe che gli è costata una lunga serie di odiosi insulti su Facebook. «A Roma -ha detto- siamo all’emergenza sanitaria, ratti ovunque, è morto un bambino di due anni perché è stato morso da un topo». Un morso che c’è stato, ma il bambino non è morto. Moretti ha ammesso lo scivolone. «Ho sbagliato a citare un episodio – scrive – confondendo un episodio con un altro: un bambino è stato morso da un ratto ma sta bene, mentre uno scooterista è purtroppo deceduto per un incidente causato da un cinghiale in libertà». Segno, questa precisazione, che non ha affatto compreso il problema. Le argomentazioni pretestuose non pagano. Non serve nemmeno spiegare perché queste dichiarazioni e la ciliegina aggiunta dopo siano un autogol imbarazzante.

Il mantra continuo, ossessivo compulsivo, con il quale la Moretti e gli altri esponenti del PD inneggiano ai 3 anni di governo Renzi, un leader che non piace ai giovani e ai 40enni, salutato come il salvatore della patria, esponente politico dal quale gli italiani si aspettavano chiari e decisi segni di rottura e rivelatosi un lento pachiderma democristiano che ha mantenuto il nostro Paese in uno stato di tragica staticità, ha ormai stancato chiunque.

Un altro punto sul quale ormai gli elettori sono sfiancati è l’altro mantra, secondo il quale gli esponenti del Movimento 5 Stelle sono dei principianti poco preparati, esaltati, sconclusionati, poco conoscitori delle regole democratiche, poco inclini ad approfondimenti e dialogo.
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Una critica legittima, se non fosse che una critica acquista valore solo nel momento in cui la persona che la enuncia può vantare una granitica solidità e inattaccabilità rispetto alla persona criticata.
In sostanza… chi è Alessandra Moretti? Chi sono le decine di renzine che riempiono i salotti televisivi a tutte le ore enunciando principi politici alla stregua di Mosè con le Dieci Tavole dal Sinai o di Lenin al Primo Congresso dell’Internazionale?
Quale preparazione politica possono vantare gli esponenti PD? quale preparazione possono vantare in senso generale? Forse la ‘militanza’ fra i boyscout? Forse un week end all’estero con il gruppo preghiera o le amiche del fitness?
Ministri non laureati in capo a dicasteri che si occupano di formazione, ministri di settori strategici senza uno straccio di preparazione settoriale, ministri che inanellano una gaffe dietro l’altra, alleanze sciagurate con formazioni politiche discutibili, residui di un Centrodestra per più di 20 anni osteggiato dalla base democratica. Esponenti di ‘primo piano’ del partito che comunicano esclusivamente con messaggini su Twitter e usano come argomento politico la parola ‘Ciaone’.

Quindi, tornando alla domanda iniziale… chi decide quali debbano essere i politici che si presentano in TV per il PD? Nessuno sa rispondere per ora a questa domanda per cui si può tranquillamente sospettare, allo stato dei fatti, che… come disse Virginia Raggi, esiste un complotto per far vincere i 5 Stelle.