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Fino a 30 anni fa gli insegnanti veneti si distinguevano per i loro metodi educativi paragonabili a quelli di Sparta. I bambini venivano educati al silenzio, allo studio o al precoce lavoro. Nel caso non seguissero le indicazioni di genitori e insegnanti venivano minacciati in diversi modi. La renga è un violento ceffone in testa. Deriva dalla parola ‘aringa’. Dare una renga al figlio o allo studente significava ricordargli la sua posizione di subalernità dovuta all’età e gli ricordava i suoi compiti. Abbandonata nel corso degli anni ’80, quando cominciarono a formarsi generazioni di bambini per lo più abituati al benessere, agli agi e all’accondiscendenza di genitori lassisti.
Se una maestra somministrasse una renga ad un alunno verrebbe arrestata, dopo essere stata postata su Facebook e insultata da milioni di utenti del web. Il bambino che la merita diventerebbe una vittima e verrebbe percepito alla tregua di Clara di Heidi. Il dialetto veneto offre diverse declinazioni della parola ceffone, perché largamente in uso (vedi: baretòn, àtola, stramusòn, catàna, sberlòn, s-ciafòn, etc…).

 

ARINGA
L’aringa (Clupea harengus Linnaeus, 1758) è un pesce osseo marino appartenente alla famiglia dei Clupeide. E’ facile pensare che a utilizzarla come sinonimo di sonora sberla fossero i Veneti che abitavano vicino al mare. La fantasia dei Veneti l’ha fatta diventare anche uno sei sinonimi del membro maschile. Dire ad una donna “te dò la renga” è un’espressione rarissimamente usata e poco consigliabile al giorno d’oggi, rischiereste l’arresto. Potrebbe capitarvi di udire espressioni simili in una balera di terz’ordine in campagna.

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