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Nonostante la schiera di telegiornali governativi (Rai + Mediaset dopo patto del Nazareno) non lo annunci e non lo annuncerà, l’Italia rimane inchiodata ad una crescita zero nel secondo trimestre dell’anno. Questo mentre la Gran Bretagna che doveva essere invasa dalle cavallette dopo il voto Brexit e la Spagna senza governo, danno evidenti segni di ripresa.
L’Istat ha dunque confermato, come da lettura preliminare, che il prodotto interno lordo, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è rimasto invariato rispetto al trimestre precedente, mentre su base annua la lettura ha evidenziato una crescita dello 0,8%, valore superiore al +0,7% della stima flash. Per quanto riguarda la variazione acquisita per il 2016 è pari a un +0,7%.
Dal lato della domanda interna, i consumi nazionali sono stazionari in termini congiunturali, sintesi di un aumento dello 0,1% dei consumi delle famiglie e di un calo dello 0,3% della spesa della pubblica amministrazione, mentre gli investimenti fissi lordi hanno registrato una flessione dello 0,3%. Le importazioni sono aumentate dell’1,5% e le esportazioni dell’1,9%.
La domanda nazionale al netto delle scorte ha sottratto 0,1 punti percentuali alla variazione del pil: si sono registrati contributi nulli per i consumi delle famiglie e delle Istituzioni sociali private (Isp) e per gli investimenti fissi lordi e un contributo negativo (-0,1%) per la spesa della pubblica amministrazione. Mentre la variazione delle scorte ha contribuito negativamente per 0,1 punti percentuali, mentre l’apporto della domanda estera netta è stato positivo per 0,2 punti percentuali.
Il valore aggiunto ha registrato incrementi congiunturali nell’agricoltura (0,5%) e nei servizi (0,2%), viceversa è sceso (-0,6%) nell’industria. All’interno dei servizi si rilevano settori in flessione e settori in espansione: incrementi significativi riguardano le attività professionali e di supporto (0,5%) e quelle del comparto del commercio, trasporto e alloggio (0,4%); all’opposto, il calo più marcato riguarda le attività finanziarie e assicurative (-0,6%).
A commentare l’apporto significativo dell’agricoltura nell’economia del Paese è stata la Coldiretti, che ha sottolineato come con un +1,8% del valore aggiunto il settore primario faccia registrare “l’aumento annuale più elevato con un tasso pari al triplo di quello dell’industria e più del doppio di quello dei servizi”. “La crescita conferma le enormi potenzialità del settore che deve tuttavia combattere la pressione delle distorsioni di filiera e il flusso delle importazioni selvagge che fanno concorrenza sleale alla produzione nazionale perché vengono spacciati come Made in Italy per la mancanza di indicazione chiara sull’origine in etichetta”, ha spiegato l’associazione di categoria, tornando a denunciare la forte deflazione che colpisce le campagne italiche.
A ogni modo, non sono da considerarsi positivi i dati diramanti dall’istituto nazionale di statistica, dati definitivi che, in generale, hanno disatteso parzialmente il premier italiano, Matteo Renzi, che si era detto fiducioso su una revisione con segno positivo. L’obiettivo per la media d’anno 2016 è fissato dal governo all’1,2% mentre la Commissione europea vede un 1,1% e il Fondo monetario internazionale si ferma all’1%.
“Non solo la crescita ipotizzata dal Governo nel Def di aprile è un miraggio. Ma a questo punto si torna agli zerovirgola, salvo arrivino un terzo ed un quarto trimestre a dir poco miracolosi”, ha puntualizzato a riguardo Massimiliano Dona, segretario dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando i dati diffusi oggi sul Pil dall’Istat. “Il dato di oggi dimostra che, se si vuole rilanciare la crescita, non è tagliando l’Ires che si può raggiungere l’obiettivo. Fino a che i consumi delle famiglie crescono di un misero 0,1% in termini congiunturali, non si va da nessuna parte, considerato che rappresentano il 60% del Pil” ha proseguito Dona, secondo il quale “nella prossima legge di stabilità bisogna aiutare le famiglie e non le imprese, per la semplice ragione che fino a che le famiglie non acquistano, le imprese non vendono”.
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Critiche verso l’esecutivo anche da paerte del Codacons, che ha definito i dati sul Pil una “bastonata per il governo italiano”. “E’ evidente che l’Italia non riparte e che la crisi economica non ha affatto abbandonato il nostro Paese”, ha affermato il presidente dell’associazione, Carlo Rienzi. Questo è la “conferma degli allarmi lanciati a più riprese dal Codacons. Il governo Renzi farebbe bene a pensare alle famiglie più che alle banche, perché solo attraverso misure di sostegno ai consumi e alla domanda interna sarà possibile uscire definitivamente da una crisi che continua a far sentire i suoi effetti sull’economia italiana”.
Intanto a Piazza Affari il listino ritraccia portandosi a quota 16.909 punti, in calo dello 0,11%, mentre è in lieve flessione lo spread a 123,753 punti base, dopo aver aperto a 124,178 punti base.