Proprio nel momento in cui si propone l’abolizione di Schengen e della libera circolazione in europa, i più pignoli sembrano essere proprio coloro per i quali l’entrata nell’Unione Europea è stata più travagliata. Se in Italia entra chiunque come e quando vuole, non è così in Turchia, dove una manager vicentina è stata protagonista di una bruttissima disavventura. Si chiama Paola Fanin ed è direttore amministrativo della Trafimet di Castegnero (Vicenza). La donna è atterrata all’aeroporto Ataturk di Istanbul l’altro ieri poco prima di mezzanotte ed ha ritirato il bagaglio. Quando si è trovata davanti al funzionario della dogana, ha estratto la carta d’identità, ma..sfortuna ha voluto che il cellulare finito nel documento ha causato lo strappo dello stesso. La carta si è letteralmente divisa in due pezzi. Può accadere, ma non di fronte ad un agente turco a quanto pare, che, ignorando le più elementari regole del buonsenso ha praticamente arrestato la donna e l’ha costretta a passare la notte in una delle celle dell´aeroporto turco.
Si è trovata così fra altre detenute, blindata, con le luci accese. La donna ha portato la sua testimonianza al Giornale di Vicenza: «Quando ho visto il documento strappato – racconta – non pensavo certo di aver commesso un crimine. L´ho fatto vedere al funzionario della dogana che pensavo non avesse dubbi sul fatto che le due facciate della carta d´identità fossero attaccate fino a pochi secondi prima. Mi sbagliavo. Mi ha invitato a uscire dalla fila e ad aspettare l´esito degli accertamenti. La mia odissea è cominciata così». I suoi bagagli sono stati passati al setaccio, è stata a lungo interrogata, delle pillole per il mal di testa sono state analizzate come se fossero stupefacenti. La donna tenta di chiedere aiuto, di chiamare i colleghi, tenta di contattare l’ambasciata, ma vista l’ora i tentativi vanno a vuoto. Le cose vanno per il peggio. Alla Fanin non solo non è permesso di tornare in hotel. Gli agenti la invitano a suguirli. E’ stata portata in cella dove c’erano altre sei detenute in un ‘carcere provvisorio’. Le viene assegnata una brandina, sporca. Cerca di aprirne un’altra ma subito un agente entra e le proibisce di farlo poiché le altre erano fuori dall’inquadratura della telecamera. Arriva la mattina e gli agenti le dicono nuovamente di seguirli. La portano al gate del volo Istanbul-Venezia. Viene fatta salire sull’aereo ed affidata ad una hostess. Arrivata a Venezia ha trovato molti poliziotti. Nemmeno loro sapevano il motivo del rimpatrio. “Formalmente -dichiara la Fanin- i turchi avevano ragione, ma gli agenti italiani mi hanno lasciata andare in due minuti». E’ così tornata a casa, ha preso il passaporto ed è ripartita per Istanbul. Per lavoro.
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