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Puntualmente fotosegnalato ai controlli aveva fornito generalità false e diverse per 12 volte mentendo sulla propria nazionalità dando, però, sempre la stessa data di nascita, il 16 novembre 1975, falsa anche questa: il protagonista è W. F., un cittadino marocchino di 40 anni, che delinque in Italia dal 2012. E’ stato arrestato tre volte, la prima dalla polizia, la seconda dai carabinieri e la terza, a fine agosto, da due agenti in borghese della Polizia Locale.
I primi due fermi per spaccio, in via Tommaseo, nei pressi delle Cucine Economiche Popolari. L’uomo teneva le dosi di hashish in bocca. Quando è stato bloccato dagli uomini del Reparto Polizia Giudiziaria della Locale, prima ha fatto resistenza, provocando lesioni al primo degli agenti intervenuti, poi ha ingoiato le dosi che aveva in bocca. Da qui l’arresto, il fotosegnalamento dell’uomo al comando di via Liberi e poi le tappe successive: in ospedale, dopo l’autorizzazione del Magistrato, per accertamenti sanitari e al Palazzo di Giustizia per essere sottoposto al giudizio con rito per direttissima.Il giudice ha convalidato l’arresto per resistenza e lesioni a Pubblico Ufficiale ma il processo non si è concluso per l’esercizio del diritto di difesa. E’ stato dunque scarcerato e sottoposto a misura cautelare con divieto di dimora nella città di Padova (continua).

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W.F. era solito frequentare alcune attività commerciali del comparto Stazione. Comparto tuttavia controllato, con cadenza almeno settimanale, da agenti e ufficiali del Reparto Attività Economiche del Comando di Polizia Locale. A seguito di sopralluoghi congiunti, gli agenti hanno individuato un esercizio gestito da persona straniera che occultava diversi passaporti tra cui quello del marocchino e quello della signora dominicana uccisa a Pontelongo lo scorso 23 dicembre. I documenti sono stati tutti sequestrati, il titolare dell’esercizio è stato denunciato per favoreggiamento.
W.F. verrà espulso dal territorio nazionale. La convalida dell’arresto, come prevede la legge, ha consentito il prelievo, in Questura, del DNA dell’uomo che rimarrà schedato per i prossimi anni.