Soldi delle offerte spesi in modo a dir poco discutibile. Dopo un’ora di ‘colloquio’ con il magistrato don Lucio Sinigaglia, 57enne proveniente dalla zona si Este e fino al 4 dicembre scorso parroco della chiesa di San Michele Arcangelo a Legnaro, ha ammesso le sue responsabilità. Ha dovuto chiarire i prelievi continui di soldi e le spese pazze che hanno intaccato la cospicua eredità (14 milioni di euro) lasciata dal farmacista del paese Franco Focherini alla Caritas parrocchiale. Avrebbe speso in totale 252.827 euro e non sicuramente per la carità. Fra gli acquisti -come riporta il Mattino di Padova, si annoverano “una moto, la macchina per un amico, l’intervento per la mamma con ricovero nelle stanze ospedaliere dozzinanti, cene e pranzi in ristoranti con splendide mangiate di pesce innaffiato da buoni calici di vino e vacanze sempre in compagnia dell’amico di turno”. E’ indagato per appropriazione indebita ed ha ricostruito dettagliatamente le sue spese collaborando con gli inquirenti, probabilmente anche in vista di una possibile soluzione della sua vicenda con un rito alternativo (patteggiamento o giudizio abbreviato). Un possibile modo per evitare il processo con pubblico dibattimento e soprattutto per ottenere lo sconto di un terzo della pena eventuale. Don Lucio nel frattempo è stato sospeso dal vescovo.

Avrebbe confermato la spesa di 5.800 euro per un intervento alle gambe della madre, l’acquisto di una Renault Clio per l’amico, l’acquisto di una moto del valore di 15.300 euro (Bmw 120 Gs) e molte migliaia di euro spese in ristoranti (fra i quali, si legge: 280 euro per quattro persone in un locale di Dolo, 206 in uno di Legnaro, 135 in una trattoria di Arezzo e 129 in un’altra ancora di San Martino di Castrozza) e poi spese in negozi di articoli sportivi, per vacanze in montagna e in Sicilia. Migliai di euro all’Ikea, soldi per la telefonia e… 850 euro spesi in un negozio di articoli religiosi a Padova.
Non solo: la ristrutturazione della sua canonica con la creazione cinque camere da letto, tre bagni (uno con idromassaggio), una palestra attrezzata per un costo di 300 mila euro. Prelevava dall’agenzia di via Garibaldi a Legnaro della Cassa di risparmio del Veneto e si faceva rilasciare spesso assegni circolari, altre vvolte direttamente allo sportello bancomat.

 

 

 

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