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Sarebbe emerso da un’ispezione condotta tra il 26 febbraio e il 3 luglio 2015. La Banca centrale europea si è accorta che l’istituto vicentino aveva rifilato a 58mila azionisti, che non erano in linea con la direttiva europea, titoli ad alto rischio. Per questo l’ex presidente Gianni Zonin e l’ex amministratore delegato Samuele Sorato sono indagati per aggiotaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza. A riportare i contenuti delle 103 pagine redatte dalla Bce è il quotidiano Repubblica.
“Gli aumenti di capitale del 2013 e del 2014 – si legge nel documento della Bce – sono stati portati a termine adottando un approccio non in linea con le normative Mifid, poiché la Bpvi non ha stilato il profilo di rischio completo dei clienti attraverso i test prescritti oppure li ha alterati a suo vantaggio”. Quello che emerge dal report dell’istituto centrale è agghiacciante. Perché gli azionisti non solo non venivano assistiti correttamente dalla banca, ma venivano addirittura informati con semplici lettere che avrebbero dovuto essere rispedite in filiale dopo essere state firmate. Nella stragrande maggioranza dei casi i risparmiatori contattati non rispondevano, ma l’investimento procedeva ugualmente. Con questi magheggi, fa notareRepubblica, la Popolare di Vicenza riusciva a spingere i risparmiatori a “comprare un titolo che nel giro di un paio di anni è passato da un valore di 62,5 a 0,1 euro”.
Dall’ispezione della Bce emerge, infatti, che “i titoli sono sempre stati sovrastimati come dimostra la costante e significativa differenza tra il valore dei titoli della Bpvi e delle altre popolari quotate, utilizzando medesimi modelli di valutazione”. Se, per esempio, si considera il rapporto tra il valore di mercato del titolo e il valore di libro, balza subito all’occhio che il coefficiente della Vicenza (1,2) sia quasi il doppio della media di quello delle popolari italiane quotate in Borsa (0,73).
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ALPAGO, 5 maggio 2016“Zonin e i suoi manager hanno finanziato gli acquisti delle azioni e illuso i clienti con la possibilità di rivendere quei titoli alla banca – spiega Walter Galbiati su Repubblica – ma tra gennaio 2013 e dicembre 2014, le richieste di riacquisto sono diventate insostenibili, tanto che la Vicenza si è trovata di fronte 15mila ordini dal valore complessivo di un miliardo di euro: a gennaio 2013 le richieste valevano solo 52,5 milioni di euro e ci volevano 28 giorni per evaderle. Alla fine del 2013 è stato calcolato che servivano 311 giorni”.
Anche quando la Popolare di Vicenza riacquistatava i titoli, non lo faceva rispettando l’ordine della priorità temporale. “Tra gennaio 2014 e febbraio 2015 – si legge ancora nel report – almeno 200 ordini sono stati evasi con una priorità che non ha seguito la normale procedura per un controvalore di 21,8 milioni di euro”.