Se in Italia si parla di Lampedusa, in Austria si parla dell’Italia. In piena campagna elettorale per le amministrative del 1° marzo si fa strada un’ipotesi che intende mandare all’aria il trattato di Shenghen. Tiene banco nei media austriaci la proposta di chiudere la frontiera con il nostro Paese tanto che il governatore della Carinzia Peter Kaiser ha scritto al presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani e la destra populista del Fpö vuole cavalcare la situazione tanto da chiedere la chiusura dei confini come risposta a quella che definiscono una provocazione italiana. Questa provocazione sarebbe l’intenzione del Governo Renzi di costituire un Cara (Centro di accoglienza richiedenti asilo) a Tarvisio, nell’ex caserma Lamarmora, che dovrebbe ospitare un centinaio di profughi. A Tarvisio l’amministrazione è contraria a tal punto che il sindaco Renato Carlantoni ha raccolto 1.700 firme contro l’ipotesi ‘centro profughi’ e in Austria si teme l’Italia. Il timore dei carinziani è che la realizzazione di tale centro possa generare sconfinamenti illegali.
Si chiede quindono informazioni su tempistiche e quantità previste nell’eventuale centro di Tarvisio. I consiglieri regionali della Fpö, Dermann e Leyrouts, parlano di “una provocazione italiana”, da cui consegue un’obbligatorietà di un ritorno a confini chiusi e controllati».
Per il sindaco di Tarvisio, Carlantoni pensare di realizzare un centro di accoglienza in un paese piccolo come Tarvisio sarebbe devastante sotto ogni profilo sia per la popolazione residente sia per gli stessi immigrati. Senza contare che le diverse normative tra noi e l’Austria non fanno che complicare le cose in un incredibile gioco di rimpallo»


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