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 Per la prima volta nella storia del Paese l’aspettativa di vita degli italiani è in calo. Lo afferma il rapporto Osservasalute, presentato oggi, secondo cui il fenomeno è legato ad una riduzione della prevenzione. Un dato che trova i veneti leggermente in vantaggio tuttavia sul resto della nazione dove nel 2015 la speranza di vita per gli uomini è stata 80,1 anni, 84,7 anni per le donne. In regione invece i valori salgono a 80,7 per gli uomini e a 85,7 per le donne. Tra le altre aree tematiche toccate dall’analisi figurano anche i dati di mortalità che nel 2012, in Veneto, risultano pari a 103,2 per 10.000 per gli uomini ed a 62,9 per 10.000 per le donne (valore nazionale: uomini 105,4 per 10.000 e donne 67,5 per 10.000). Probabilmente su queste cifre incide anche lo stile di vita.
ZAIA: “COLPA ANCHE DEI TAGLI AL SOCIO-SANITARIO”
“Ci siamo. Il timore che da almeno due anni esprimo sul futuro della salute degli italiani e dei veneti trova ora conferma autorevole dal Rapporto Osservasalute e da un tecnico al di sopra di ogni sospetto come il direttore dell’Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi: per la prima volta nella storia d’Italia nel 2015 è scesa l’aspettativa di vita delle persone. La causa è evidente: è mancata una seria spending review fondata sui costi standard. I tagli lineari a cui abbiamo assistito e stiamo ancora assistendo hanno messo in croce sia le Regioni virtuose che, avendo già ottimizzato la spesa come il Veneto, non sanno più dove e cosa tagliare, sia quelle in deficit, alle quali non sono stati dati parametri oggettivi per rientrare come sarebbero stati i costi standard”.
E’ questo il commento del Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia ai contenuti del Rapporto Osservasalute 2015 presentato oggi.
“Lo dicevamo da tempi non sospetti – aggiunge Zaia –  la politica dei tagli è cosa diversa da una seria spending e i tagli che si sono susseguiti, e che ancora ci attendono nel futuro, ci hanno portato verso quel 6,5% del Pil dedicato alla sanità che l’Oms indica come soglia sotto la quale inizia a calare l’aspettativa di vita della gente e si prefigura la violazione dell’articolo 32 della Costituzione che sancisce l’universalità delle cure in Italia. Secondo i nostri calcoli sui tagli prospettati avremmo dovuto arrivarci nel 2018, quando in Italia il rapporto Pil spesa sanitaria è previsto al 6,38%. E’ successo prima, e questo è un campanello d’allarme che nessun governante può permettersi di sottovalutare”.

A sostegno di quanto detto, Zaia snocciola una serie di dati: “Fin dal 2014 – fa notare – quanto solennemente scritto nel Patto Nazionale per la Salute (tuttora in vigore non lo si dimentichi) è stato disatteso. Per il 2014 erano previsti stanziamenti per 109 miliardi e 928 milioni e ne furono erogati solo 109. Peggio è andato nel 2015 quando, a fronte di uno stanziamento di 112 miliardi 062 milioni ne sono stati erogati effettivamente 109 miliardi 715 milioni, meno 2 miliardi 347 milioni. La discesa continuerà anche nel 2016, con 111 miliardi assegnati contro i 115 miliardi 444 milioni previsti dal Patto per la Salute e comunque con 2 miliardi 097 milioni in meno rispetto anche all’Accordo del 2 luglio 2015 che il Veneto non sottoscrisse. Il Fondo si toccherà nel 2017 e 2018 con altri 4 miliardi 680 milioni in meno nel 2017 e 6 miliardi 444 milioni nel 2018”.
“Tutti gli studi internazionali – conclude Zaia – indicano che una Nazione che non è in buona salute fatica a progredire anche sul piano economico e sociale. Basterebbe questo per capire che è urgentissima una decisa inversione di rotta verso l’appropriatezza: risparmiare si può e si deve, come dimostrano i conti del Veneto, ma l’obbiettivo non si raggiunge con i tagli”.