Rivolta delle Regioni di Centrosinistra contro il decreto sicurezza el Governo. Toscana, Umbria ed Emilia Romagna hanno deliberato il ricorso alla Consulta impugnando il decreto per presunta “incostituzionalità”. Analoga scelta verrà fatta probabilmente anche dalla Sardegna tanto che a breve verrà portata in Giunta la proposta. La protesta era partita dal primo cittadino di Palermo, Leoluca Orlando ed il ministro degli Interni, Matteo Salvini, promotore del decreto, aveva liquidato la presa di posizione con “sindaci del Pd che cercano visibilità”. Ora a muoversi sono le Regioni che a differenza dei Comuni possono ricorrere direttamente alla Corte costituzionale, senza passare prima da un giudice.

Ecco le motivazioni del ricorso- Per i governatori di Centrosinistra, l’eliminazione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari e del diritto di residenza ai richiedenti asilo sta creando ‘caos’ applicativo su materie di competenza regionale quali salute, assistenza sociale, diritto allo studio, formazione professionale, edilizia residenziale pubblica.

“Nessuno in Umbria verrà abbandonato al suo destino, umbri e non, con buona pace dei disseminatori di odio”, assicura la presidente della Regione, Catiuscia Marini. Il decreto “crea incertezza, insicurezza e dis-integrazione”, è la critica del governatore sardo Francesco Pigliaru. “Ci coordineremo con tutte le Regioni e i Comuni: si sta determinando un movimento ampio”, spiega il presidente della Toscana Enrico Rossi.

Anche Piemonte e Lazio sono al lavoro. “Ho avuto conferma che esistono le condizioni giuridiche per il ricorso: il decreto, impedendo il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari, avrà ripercussioni sulla gestione dei servizi sanitari e assistenziali di nostra competenza”, annuncia infatti Sergio Chiamparino.

“Stiamo valutando il ricorso alla Consulta – aggiunge Nicola Zingaretti – che deve però essere solido e motivato. E nella legge regionale di bilancio abbiamo stanziato 1,2 milioni di euro per non far chiudere gli Sprar”, i centri di accoglienza diffusi sul territorio. La Calabria era già uscita allo scoperto nei giorni scorsi – “è una legge da stoppare”, aveva detto il governatore Mario Oliverio. E anche la Basilicata starebbe ragionando sull’ipotesi ricorso.

Secondo i titolari dei governi regionali che contestano il decreto, la nuova norma compromette il diritto alle cure mediche, allo studio, comprese le provvidenze per gli studenti universitari, la formazione professionale, e interrompe il percorso di integrazione generando insicurezza sociale. Sul piede di guerra restano anche molti sindaci, ma il fronte non è compatto: il 10 ci sarà il direttivo Anci, il cui vice presidente, Roberto Pella, Forza Italia, invita a “rispettare sempre la legge”. Salvini da parte sua tira dritto: “Per la strada la gente mi dice: vai avanti”.