Il clima a Quinto di Treviso è da rivolta sociale. I cittadini di una zona residenziale (il complesso ex Guaraldo) sono scesi in strada, da ieri sera, per protestare contro la decisone della prefettura di alloggiare 101 profughi all’interno di alcune palazzine già abitate da diverse famiglie. Qualcuno nella notte ha dato fuoco a mobili e materassi trovati in uno degli appartamenti destinati ai profughi mentre oggi, sorvegliati da polizia e carabinieri, i residenti della zona hanno continuato la protesta.
“Questa non è un’emergenza. Ci hanno dormito sopra per quattro anni, stiamo africanizzando il Veneto. Ho chiesto che l’Uls (l’azienda sanitaria locale, ndr) vi facesse un’ispezione. Penso che i sindaci siano messi nelle condizioni di produrre delle ordinanze se i dati andassero nella direzione della inagibilità dei luoghi. Con il sovraffollamento io se fossi un sindaco farei un’ordinanza di sgombero. I sindaci sono eletti dal popolo e i prefetti non mi risulta si siano mai candidati. Qui comandiamo noi. I veneti scelgono i loro amministratori e i loro sindaci. Il governo non deve mandare più anche un solo profugo. E, purtroppo questi fatti accadono anche in altre regioni d’Italia”.
“Quella cui assistiamo oggi a Quinto è la più grande vergogna nella gestione dei migranti, nemmeno ad Eraclea ho visto una situazione del genere, di clandestini cioè scaricati in appartamenti sfitti in mezzo a chi già vi abita da tempo. Sono individui, si dice 100 o prossimamente addirittura 160, che non conosciamo per nome, di cui non sappiamo la storia. Il prefetto sappia che questa è una dichiarazione di guerra: io non ho nulla contro la dottoressa Marrosu, ma immettere decine di clandestini in appartamenti sovraffollati e senza corrente è una indecenza che va subito sanata”.
Il governatore del Veneto Luca Zaia si è recato stamattina in visita alle palazzine ex Guaraldo tra Quinto e Paese (Treviso), nelle quali ieri mattina son stati scaricati 101 migranti del Mali e dell’Africa subsahariana, all’insaputa dei sindaci e dei residenti. La scorsa notte, peraltro, diversi arredi presenti in appartamenti in attesa di ospitare i clandestini son stati dati alle fiamme, e si sono verificati tafferugli tra residenti inferociti e migranti, tanto da render necessaria una pattuglia fissa delle forze dell’ordine.
“Ho verificato personalmente quanto prima avevo ascoltato dalla voce dei sindaci Mauro Dal Zilio (Quinto) e Francesco Pietrobon (Paese) – ha dichiarato Zaia -. Ora dico solo una cosa: che se il Prefetto cercava una soluzione al problema dei profughi, questa è di sicuro la peggiore. Mettere 100 sconosciuti in condomini dove ci son famiglie con bambini piccoli, vuol dire non avere cognizione di cosa significa. I cittadini han ragione a protestare, e noi siamo con loro: pur non condividendo la violenza nel modo più assoluto, comprendo l’esasperazione che ieri e stamattina ha portato diverse mamme con neonati ad accamparsi fuori dalle palazzine. E capisco i sindaci che, eletti dal popolo a differenza dei prefetti, vogliono far rispettare la legalità e desiderano essere non solo avvisati dell’arrivo dei migranti, ma anche esser messi nella condizione di emettere ordinanze in merito all’abitabilità degli immobili scelti allo scopo”.



Il presidente Zaia, accompagnato dai due primi cittadini, ha visitato le strutture dove sono ospitati i migranti, ed ha invitato il responsabile della Coop Xenia di Grosseto, che ha in gestione l’ospitalità, a segnalare al prefetto l’assenza di allacciamento elettrico che rende inadeguata la permanenza di chiunque in quegli appartamenti. “Tengo a specificare – ha detto Zaia ai residenti che in massa gli hanno espresso il loro disagio – che questa situazione è frutto della collaborazione diretta tra Governo e Prefetture e che il territorio, cioè la Regione e i Comuni, si è sempre opposto. Io l’ho fatto a Roma un anno fa, e comunque rispetto ad allora i profughi destinati al Veneto son molti di più della quota stabilita (che noi non abbiamo avvallato). Se qui arriveranno altri migranti in queste condizioni, il Prefetto sappia che la consideriamo una dichiarazione di guerra, per la quale ognuno si assumerà le proprie responsabilità”.
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