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Gli immigrati devono conformarsi ai valori della società che li ospita e «non è tollerabile che l’attaccamento ai propri valori, seppure leciti secondo le leggi vigenti nel paese di provenienza, porti alla violazione cosciente di quelli della società ospitante».
Questo stabilisce la Cassazione con una sentenza di condanna ad un cittadino indiano sikh che voleva uscire di casa con un coltello ritenuto ‘sacro’. Tutto parte da una sentenza del Tribunale di Mantova che lo aveva condannato nel 2015 a pagare 2.000 euro poiché nel 2013 era stato sorpreso a Goito, armato di un coltello di quasi 20 centimetri. «In una società multietnica – si legge nel verdetto della Suprema Corte – la convivenza tra soggetti di etnia diversa richiede necessariamente l’identificazione di un nucleo comune in cui immigrati e società di accoglienza si debbono riconoscere. Se l’integrazione non impone l’abbandono della cultura di origine, in consonanza con la previsione dell’art. 2 della Costituzione che valorizza il pluralismo sociale, il limite invalicabile è costituito dal rispetto dei diritti umani e della civiltà giuridica della società ospitante».

ZAIA SULLA SENTENZA

“Ciò che non ammette il Governo, e viene negato dalla politica del buonismo deteriore, nasconde una realtà drammatica. Per fortuna a ristabilire i fatti e a indicare il giusto approccio ci ha pensato la Cassazione, con parole scolpite sulla pietra”.

E’ questo il commento del Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia alla sentenza con la quale la Corte di Cassazione, nell’esprimersi sul caso di un immigrato che voleva circolare liberamente con un coltello “sacro” perché ciò gli era prescritto dalla sua religione, ha sentenziato, tra l’altro, che chi viene nel nostro Paese come immigrato ha l’obbligo di conformarsi ai valori della società nella quale ha deciso di stabilirsi.

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“Chi viene da noi, ha sentenziato la Corte – aggiunge il Governatore – deve fare come i 517 mila nuovi veneti che, da stranieri, hanno scelto il Veneto per realizzare un nuovo e onesto progetto di vita e che per questo hanno e avranno spazio, diritti, welfare. Chi invece sceglie un barcone, usando canali che le Procure, come Catanzaro e Catania, stanno scoperchiando come realtà orribili non può pensare di avere gli stessi diritti. Entrare in una società, significa infatti rispettare regole, costumi, modi di vita”.

“Come hanno fatto i veneti nel mondo, che sono andati lontano per lavorare e integrarsi, non a riempire le galere – prosegue il Presidente del Veneto – e come i Giudici della Cassazione hanno indicato. Li ringrazio – conclude – perché hanno tolto quella patina di falso ‘politically correct’, riportando la realtà delle cose nell’alveo di quello che tutti pensano ma molti non hanno il coraggio di dire”.

“Ciò che non ammette il Governo, e viene negato dalla politica del buonismo deteriore, nasconde una realtà drammatica. Per fortuna a ristabilire i fatti e a indicare il giusto approccio ci ha pensato la Cassazione, con parole scolpite sulla pietra”.

E’ questo il commento del Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia alla sentenza con la quale la Corte di Cassazione, nell’esprimersi sul caso di un immigrato che voleva circolare liberamente con un coltello “sacro” perché ciò gli era prescritto dalla sua religione, ha sentenziato, tra l’altro, che chi viene nel nostro Paese come immigrato ha l’obbligo di conformarsi ai valori della società nella quale ha deciso di stabilirsi.

“Chi viene da noi, ha sentenziato la Corte – aggiunge il Governatore – deve fare come i 517 mila nuovi veneti che, da stranieri, hanno scelto il Veneto per realizzare un nuovo e onesto progetto di vita e che per questo hanno e avranno spazio, diritti, welfare. Chi invece sceglie un barcone, usando canali che le Procure, come Catanzaro e Catania, stanno scoperchiando come realtà orribili non può pensare di avere gli stessi diritti. Entrare in una società, significa infatti rispettare regole, costumi, modi di vita”.

“Come hanno fatto i veneti nel mondo, che sono andati lontano per lavorare e integrarsi, non a riempire le galere – prosegue il Presidente del Veneto – e come i Giudici della Cassazione hanno indicato. Li ringrazio – conclude – perché hanno tolto quella patina di falso ‘politically correct’, riportando la realtà delle cose nell’alveo di quello che tutti pensano ma molti non hanno il coraggio di dire”.