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“A Venezia guadagni subito il paradiso per quanti miscredenti ci sono qua. Metti una bomba a Rialto”. E’ uno dei passi di una intercettazione riguardante i quattro kosovari bloccati nella notte perché ritenuti parte di una cellula jihadista operante a Venezia.
“Non vedo l’ora di giurare ad Allah. Se mi fanno fare il giuramento sono già pronto a morire” dice un altro degli
indagati in una successiva conversazione intercettata dagli investigatori.
Una cellula terroristica è stata individuata a Venezia nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Venezia, condotta dal Reparto operativo del Comando Provinciale di Venezia congiuntamente alla Digos della Questura di Venezia.
Sono stati arrestati tre giovani ed un minorenne è stato fermato. Sono tutti di origine kosovara. Si tratta di Fisnik Bekaj 24 anni, residente in via Fratelli Bandiera a Marghera, Dale Haziraj 25 anni, residente nel sesitiere di Castello a Venezia e Arjan Babaj, 27 anni, residente a San Marco, il leader del gruppo. Si tratta di camerieri insospettabili
L’intercettazione ambientale di qualche giorno fa con il riferimento alla bomba su Rialto ha fatto scattare gli arresti, ma tutto era partito da una segnalazione anonima, circa un mese fa. Da qui le intercettazioni ambientali e telefoniche che hanno permesso di individuare la cellula che avrebbe base nelle vicinanze di San Marco.
I quattro erano impegnati in un’attività di autoaddestramento sia attraverso esercizi fisici, sia attraverso la visione di filmati dell’ISIS, dei veri e propri tutorial sull’uso delle armi. Dai quattro anche apprezzamenti ed appoggio per gli ultimi attentati (Londra). L’operazione fa emergere anche che l’attenzione sul gruppo era iniziata molto tempo fa, da un piccolo episodio risalente al 2015 e in seguito, dal ritorno di uno dei quattro dalla Siria. Da allora sono state costantemente monitorate.
«Dobbiamo morire – dicevano ancora – Se domani faccio giuramento e mi danno l’ordine io sono obbligato a uccidere». Studiavano come mettere una bomba nello zaino e ammiravano i terroristi che lo facevano.
Apparentemente erano giovani normali, con profili social insospettabili, ma con secondi profili completamente diversi e radicalizzati.
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Le reazioni politiche
SALVINI
“Credo sia necessario blindare i confini del Paese, sigillarli e controllare chi entra e chi esce perché domani potrebbe essere troppo tardi”. Lo ha detto il leader della Lega Matteo Salvini oggi a Genova commentando l’operazione di polizia e carabinieri che ha portato a sgominate una cellula jihadista e Venezia.
MINISTRO DIFESA PINOTTI, via Twitter
«L’operazione di Venezia conferma l’impegno contro il terrorismo. Ottimo lavoro di squadra, Polizia di stato e Carabinieri!»
ZAIA
“Il blitz della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Venezia coordinata dal Procuratore aggiunto Adelchi d’Ippolito, che ringrazio a nome di tutti i veneti, ci restituisce un senso di sicurezza per il quale siamo grati a tutti gli inquirenti e alle Forze dell’Ordine che hanno portato a termine la brillante operazione. Avevamo i terroristi in casa ma, per fortuna, anche bravissimi tutori della legalità. Fa piacere sapere che la comunità veneta è protetta da magistrati e forze dell’ordine di questo livello e professionalità”.
Lo dichiara il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia, apprendendo del blitz che ha portato polizia e Carabinieri a sgominare una cellula jihadista, con perquisizioni a Venezia, Treviso e Mestre, tre arresti e il fermo di un minorenne.
“Questo successo – dice Zaia – è la dimostrazione che siamo in presenza di un fenomeno terroristico diffuso e capillare, verso il quale occorre applicare la tolleranza zero. Viviamo in un Paese che ha già vissuto una tragica stagione di terrorismo politico. Ma questo è ben più pericoloso, perché di livello internazionale, ramificato, subdolo. Messo in atto da cani sciolti o organizzati che sia – aggiunge Zaia – occorre mettere immediatamente in campo leggi speciali, perché quelle ordinarie, troppo permissive, di certo non bastano a contrastare una criminalità internazionale di questo tipo. Occorrono strumenti per rendere ancora più efficace il lavoro della magistratura e ancora più pervasivo quello delle Forze dell’Ordine.”.
“Siamo di fronte a delle scelte non più rinviabili – conclude Zaia – da fare senza buonismi ipocriti, nella consapevolezza che con questo tipo di nemico il dialogo è sconfitto in partenza, perché per dialogare bisogna essere in due, e questi mirano solo a uccidere persone e soffocare le libertà del mondo civile”.