Si tratta di M.D., cittadino del Mali di 27 anni, definito dagli investigatori trafficante di uomini. Da tempo, infiltrato fra i profughi approdati in Veneto, si trova in un centro di accoglienza di Treviso (alla Caritas di via Venier). Secondo la Direzione distrettuale antimafia di Palermo (che aveva emesso il provvedimento), gestiva il traffico di profughi tra le coste africane e l’Italia. Era stato arrestato la mattina del 27 dicembre ma è stato rilasciato due giorni dopo perché la documentazione in arrivo dalla Sicilia non era completa per per giustificare la convalida del fermo. A disporre la scarcerazione il giudice delle indagini preliminari di Treviso, che non ha potuto convalidare il fermo, pur non dubitando della fondatezza delle prove raccolte dagli investigatori. A carico dell’uomo vi sono le testimoninze dei profughi, intercettazioni telefoniche e trasferimenti di denaro attraverso i “Money transfer” che proverebbero il suo coinvolgimento attivo nel traffico di profughi. Secondo gli investigatori, lo scorso 30 maggio scorso, era alla guida di una barca partita dalle coste libiche e diretta a Lampedusa con 300 persone a bordo. Non solo scafista ma anche ‘connettore’ fra i profughi e i loro familiari sparsi per l’Europa. Avrebbe diversi alias e avrebbe recuperato soldi per il successivo viaggio. Per ogni singolo profugo l’organizzazione di cui faceva parte chiedeva 1200 dollari


ZAIA: “SERVONO LEGGI CHIARE”
“Il magistrato di Treviso ha diritto di ricevere dal collega siciliano tutti gli atti nella loro completezza. In merito alla vicenda, è la conferma (se ancora ce ne fosse stato bisogno) del fallimento totale del sistema di accoglienza predisposto da questo Governo, che riempie alberghi, caserme, appartamenti, di fantasmi senza nome né storia. Un Governo che impiega anche 18 mesi per identificare gli immigrati, senza riuscire a distinguere chi ha diritto e chi no a una accoglienza”.
Così il presidente Luca Zaia, commentando la notizia per cui uno scafista, ospitato a Treviso in una struttura Caritas e arrestato una settimana fa, sarebbe stato subito liberato dal giudice per incompletezza degli atti inviati nella Marca dalla Dda di Palermo che ne aveva disposto il fermo.
“Servono leggi chiare, semplici, che consentano a magistrati inquirenti di agire in fretta, senza incertezze né interpretazioni contro chi approfitta dell’ospitalità offerta per altri obiettivi – dichiara Zaia -. Non va più tollerata alcuna discrezionalità che spalanchi le porte a chi non ha altro scopo se non finire nelle file del lavoro illegale, della criminalità o, peggio, fra chi progetta atti terroristici. Ben l’ha ricordato il presidente Mattarella: sia accolto chi ne ha davvero diritto (e al momento è la minoranza di chi arriva sulle nostre coste), e sia rimpatriato celermente (non dopo 18 mesi e una infinita serie di ricorsi contro l’espulsione) chi è qua solo per cercare fortuna o essere reclutato dalla malavita. Questo è il vero e l’unico modo di tutelare i cittadini, i magistrati e gli immigrati stessi”.PER ESSERE AGGIORNATO ADERISCI AL GRUPPO FACEBOOK “NOTIZIE VENETE CURIOSE” OPPURE VAI ALLA PAGINA FACEBOOK DI VENETIANPOST E RESTA AGGIORNATO