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 Il Consiglio d’indirizzo della Fondazione Arena di Verona ha deciso la messa in liquidazione dell’ente lirico dopo la bocciatura dell’accordo per il contenimento dei costi decisa dal referendum di ieri tra i lavoratori che, con 132 no e 130 sì, avevano respinto il protocollo siglato tra la stessa Fondazione e i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil. Il sindaco di Verona, Flavio Tosi, all’uscita dalla riunione ha anticipato che la prossima stagione lirica non è a rischio, ma ha aggiunto che “la decisione sciagurata dei lavoratori comporterà, di conseguenza, l’azzeramento di tutti i posti di lavoro” (circa 300).

L’epilogo drammatico, ha pochissimi precedenti in Italia, e arriva dopo l’inaspettato esito del referendum. Nella combattutissima votazione (132 voti contro 130) sono stati bocciati gli accordi sottoscritti da Cgil, Cisl e Uil. «Viste le tensioni sindacali e la conflittualità in atto», ha aggiunto Tosi, «non c’è la garanzia che si possa tenere serenamente una stagiona lirica estiva né che si ottenga il pareggio di bilancio poiché il voto dei lavoratori è costato l’impossibilità di aderire alla legge Bray». Il sindaco, che la prossima settimana andrà a colloquio con il ministro Franceschini, ha assicurato che il Comune «è in grado di organizzare in proprio la stagione lirica».

(da: Il Fatto Quotidiano): La decisione arriva dopo che circa 300 lavoratori dell’ente lirico hanno bocciato, in un referendum promosso dai sindacati confederali, il protocollo d’intesa sottoscritto da Cgil Cisl e Uil con la dirigenza dell’Arena: con 132 voti contrari e 130 a favore i lavoratori hanno respinto l’accordo con cui i sindacati (esclusa la Fials, il sindacato autonomo dello spettacolo) lasciavano carta bianca al sovrintendente dell’Arena Francesco Girondini e alla manager Francesca Tartarotti per portare avanti le “azioni inderogabili” previste dal piano di risanamento dell’ente.
Un accordo “imposto” ai lavoratori senza però presentare, in cambio, un serio piano di risanamento della fondazione da parte della dirigenza (nella versione iniziale, sottoscritta dalla sola Cisl, il piano concordato per ammissione delle parti era ancora “redigendo”). E che avrebbe comportato, tra l’altro, la “rinegoziazione per il personale a termine di ogni clausola pregressa”: una Caporetto sindacale, ribaltata però dal voto dei lavoratori. Ora la decisione sulla liquidazione spetta al ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini. Che potrebbe propendere anche per un commissariamento dell’ente, dato che la procedura di liquidazione coatta amministrativa – fanno sapere alcune fonti vicine all’Arena – “con 40 milioni di debito verso le banche e i fornitori è improponibile”.

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