Anger 2

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Primi effetti del fenomeno ‘petaloso’, l’aggettivo utilizzato da un bambino ferrarese a scuola e suggerito dalla maestra all’Accademia della Crusca. Dal Veneto un bambino coraggioso ha deciso di scrivere di suo pugno all’istituzione simbolo della lingua italiana per introdurre il termine ‘tomarevàca’. Prima di parlare dell’epilogo di questa iniziativa, è utile ricostruire la vicenda. Siamo a Cittadella. Una tranquilla serata in famiglia. Padre alla TV, madre al tablet e bimbo di sette anni che gioca sul divano. Il padre sta guardando un servizio al TG nazionale in cui si parla della ventata di commozione e buoni propositi alla Libro Cuore che ha scatenato la proposta del termine ‘petaloso’. La mamma legge un articolo dal titolo: “Petaloso, il termine che ha fatto impazzire il web”. Probabilmente esasperati dal battage mediatico della vicenda, presi dai problemi quotidiani, dallo sconforto per l’Isis che avanza, le tasse, la faccia di Renzi in primo piano ovunque, entrambi hanno urlato all’unisono ‘Tomarevàca!’, colmi di rabbia e disperazione. Al bambino, che assorbe tutto come una spugna, non sfugge il termine e l’enfasi con cui è stato pronunciato da mamma e papà, non accorgendosi del successivo ‘porco’ che il padre urla contro la TV subito dopo. La mattina seguente, durante una prova di italiano, il bimbo (che chiameremo Marco e la cui identità è nascosta per ragioni di privacy) scrive il termine ‘tomarevàca’ in un tema sulla primavera (la frase era la seguente: Il nonno ha lasciato la finestra aperta e la nonna gli ha detto: “Tomarevaca! sara finestra e balcon che fà frèdo!”). La reazione della maestra Monica, differentemente dalla collega di Ferrara, è meno comprensiva. Un ‘barettone a man roversa’ con le cinque dita distese colpisce Marco, redarguendolo per la sfrontatezza e gli intima di non pronunciare mai più quel termine.

Indomito il bambino ha deciso di prendere carta, penna e calamaio e ha scritto all’Accademia della Crusca chiedendo l’introduzione del termine. Per errore però Marco ha inviato un’accorata lettera alla ‘Crusca-mangimi e sementi Trevisan’. Il titolare, sentendosi offeso ha risposto di suo pugno al bambino: “Bocia de merda, tomarevaca te lo disi a to sorèa”. Sembra che Marco abbia poi inviato la lettera all’indirizzo corretto. La Crusca avrebbe risposto: «Caro Matteo, la parola che hai inventato è una parola ben formata e potrebbe essere usata in italiano come sono usate parole nello stesso modo. La tua parola è bella e chiara, ma come fa una nuova parola a entrare nel vocabolario?» Segue la spiegazione. «Una parola entra nel vocabolario se tante persone la usano e la capiscono e tante persone cominceranno a dire e scrivere “Tomarevàca!” o come suggerisci tu “Tomarevàca, sàra la finestra”. Non sono gli studiosi a decidere quali parole nuove sono belle o brutte, utili o inutili. Quando una parola nuova è sulla bocca di tutti (o di tanti) allora lo studioso capisce che quella parola è diventata una parola come le altre e la mette nel vocabolario»

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