La settima sezione della Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dal parlamentare ed ex governatore del Veneto, Giancarlo Galan, contro il patteggiamento che lui stesso aveva sottoscritto con i pubblici ministero della Procura di Venezia Ancilotto, Buccini e Tonini, con il benestare del giudice Galasso. Galan si trova da un anno agli arresti domiciliari. Travolto dalla vicenda Mose aveva patteggiato 2 anni e 10 mesi di carcere e 2,5 mln di euro. Ora chiederà di essere assegnato ai servizi sociali mentre per il pagamento della somma l’ipotesi è che se non sarà in grado di trovare i 2,5 milioni dovrà cedere Villa Rodella a Cinto Euganeo.
Oggi, un giorno dopo l’udienza il ricorso è stato rigettato: in tal modo la condanna a due anni e dieci mesi passa ora in giudicato, come pure diventerà esecutivo il sequestro di due milioni e 600 mila euro compreso nell’accordo di pena. Un provvedimento ‘spostatosi’ nella sua esecuzione proprio in virtù del ricorso presentato dagli avvocati difensori del politico veneto, Franchini e Ghedini.


Per l’ex governatore non vi è il rischio di andare in carcere, ma quasi certamente dovrà scontare la pena agli arresti domiciliari: la sua carcerazione preventiva sarebbe, infatti, scaduta il 15 luglio e già aveva annunciato l’intenzione di tornare alla Camera. Galan ricopre tuttora, lo ricordiamo, il ruolo di presidente della Commissione Cultura, dal quale non è mai stato sinora sospeso. La palla passa ora al Tribunale di sorveglianza che, dopo le ferie estive, dovrà pronunciarsi sul futuro di Galan. I suoi avvocati sono determinati a richiedere la scarcerazione e l’affidamento ai servizi sociali: a settembre, Galan avrà da scontare ancora meno di un anno e mezzo (vanno conteggiati anche i mesi che ogni anno di reclusione vengono scontati).