SCANDALO CONCORSI TRUCCATI : i rettori si costituiscano parte civile
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Lo scandalo dei concorsi truccati scaturito dall’inchiesta della procura di Firenze è purtroppo solo una goccia nel mare della malversazione che inquina l’università italiana. L’accesso alla carriera accademica è controllato dal potere di dominio baronale secondo logiche di scambio consolidate e trasversali, attraverso la leva dell’autonomia universitaria, la cui trasformazione da garanzia costituzionale a forma applicativa di gestione degli atenei è stata una vera e propria sciagura, pagata a caro prezzo dai cittadini, poiché con i soldi pubblici si fanno gli interessi privati, dei baroni, delle loro associazioni scientifiche, delle cricche e delle consorterie, consegnando al paese un’università mediocre che è in fondo ai ranking internazionali.
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In sostanza, l’università italiana è pubblica solo nel suo meccanismo di finanziamento, ma è di fatto una questione privata, in larga parte para-mafiosa, sostenuta dalle tasche dei contribuenti. All’interno di questo meccanismo di privatizzazione virtuale si inseriscono le fondazioni universitarie, la privatizzazione vera, che consente ai rettori di fare quello che vogliono senza vincoli di controllo pubblico, ma sempre con i soldi pubblici, cioè con le risorse trasferite dai bilanci degli atenei, finanziati dalle tasse degli studenti.
I rettori hanno sempre protetto il sistema baronale, poiché ne fanno parte, essendo eletti dai baroni stessi, tuttavia quando succedono fatti come quello di Firenze si dichiarano sostenitori della legalità e giurano che si tratta di casi isolati.
Se realmente vogliono stroncare il sistema della corruzione nell’università, che conoscono perfettamente, facciano atti concreti, non sprechino inutili parole. Invitiamo i rettori dell’Università di Padova e di Venezia a costituirsi parte civile nei procedimenti a carico dei professori coinvolti nell’inchiesta poiché il danno d’immagine per i rispettivi atenei è enorme.