EMERGENZA PFAS – La presa di posizione di 8 Comuni del Basso Vicentino e Bassa Veronese
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Il sindaco di Lonigo l’aveva annunciato ed ora è arrivato il primo passo concreto. Ieri sera a Lonigo le delegazioni di otto Comuni del Basso Vicentino e Bassa Veronese (Lonigo -capofila-, Noventa Vicentina, Sarego, Albaredo D’Adige, Bevilacqua, Pressana, Veronella, Zimella) hanno sottoscritto una lettera di diffida rivolta al Governo (Ministri della Salute, Ambiente, Agricoltura), agli Assessori regionali (Sanità, Ambiente, Agricoltura), al Presidente della Provincia, al Procuratore della Repubblica di Vicenza, al Prefetto di Vicenza, al Direttore generale dell’Ulss8. La lettera sarà spedita per conoscenza anche al Pontefice, al Presidente della Repubblica, al Presidente della Regione. Con il documento si chiede in tempi brevi e con responsabilità prendano tutti i provvedimenti possibili impegnando tutte le risorse necessarie per bonificare tutta l’area interessata dall’inquinamento Pfas e ridurre drasticamente se non eliminare la presenza delle sostanze Pfas e Pfos nell’acqua. La dura presa di posizione arriva dopo la rivelazione dei risultati dello screening sulla popolazione, che indica livelli elevati e maggior incidenza di alcune patologie (vedi il caso di Lonigo nel documento sottoscritto, in calce all’articolo). Inoltre si chiede che vengano farti gli interventi necessari per approvvigionarsi come acqua per uso umano da fonti alternative e più sicure di quelle di Almisano. Nel frattempo si chiede che i filtri vengano sostituiti con più frequenza, minimo una volta al mese. Nella lettera si parla di poter ipotizzare l’indicazione di “disastro ambientale” data l’estensione del territorio interessato e il rischio per la salute di un numero elevato di cittadini .

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Il Sindaco di Lonigo Luca Restello, come Comune capofila di questa importante e dettagliata lettera, ha riunito nel suo studio i sindaci o gli assessori delegati degli altri 7 Comuni firmatari. Per Noventa Vicentina c’era il vicesindaco Mattia Veronese che ha ringraziato il Sindaco Restello per il lavoro fatto e per l’invito rivolto. “Qui – dichiara Veronese – siamo difronte ad una problematica che deve far riflettere tutti gli Amministratori dei Comuni interessati. Per incidere e pretendere che si concretizzi in tempi brevi l’opera di bonifica e la totale messa in sicurezza di tutta la rete idrica, i Comuni devono essere compatti ed intraprendere un percorso che li veda tutti uniti. Mettere da parte la propria casacca ideologica o partitica è la condizione principale che ci permette di essere più forti. Le battaglie in difesa dell’ambiente, nel richiedere garanzie per la salute dei cittadini e preservare beni preziosi ed insostituibili come l’acqua devono essere coinvolgenti, inclusive e non appannaggio di qualche politico o gruppo che utilizzi varie forme di ambientalismo per strumentalizzare la situazione. I problemi di questa entità vanno affrontati con concretezza, senso di responsabilità, evitare qualsiasi strumentalizzazione e non da ultimo mai provocare il panico tra i cittadini. Bisogna essere pragmatici e determinati ma non ideologizzati. Con queste caratteristiche vogliamo presentare questo importante documento a tutti i nostri cittadini e soprattutto, invitare più sindaci e amministratori possibili ad aderire con la loro sottoscrizione”.
Oltre a diffondere pubblicamente il contenuto del documento, le 8 amministrazioni comunali firmatarie stanno pensando ad una manifestazione pubblica che sarà programmata nelle prossime settimane.
ECCO UNA PARTE DELLA DIFFIDA
Da quanto precede, appare chiaro, ormai, che questi inquinanti, bioaccumulabili, hanno una ricaduta, almeno potenziale, sulla salute pubblica, e i livelli di performance richiesti in Italia di queste sostanze nell’acqua potabile sono quantitativamente molto diversi da quelli applicati in USA ed in Germania.
I limiti stabiliti dall’ISS riguardanti i PFAS, giusto parere del 16.01.2014 e successivo 11.08.2015, appaiono, del tutto ed inspiegabilmente, notevolmente più alti rispetto a quelli stabiliti da altre nazioni, e non si comprendono i motivi della determinazione di tale limite a quel valore, stante la necessità, ritenuta da tutti gli esperti del settore, di applicare, al caso in esame, la massima tutela possibile, in attesa di comprendere scientificamente la reale ricaduta sulla salute pubblica di tali inquinanti.
Non si deve dimenticare che dette sostanze appaiono inequivocabilmente fonte certa di determinati effetti tossici non cancerogeni, e fonte possibile, ma da verificare o da approfondire, di effetti tossici cancerogeni: in tal senso, si vedano nota dell’ISS prot. 7.06.2013-0022264, nota ISS prot. 16.01.2014, nota del Ministero della salute prot. 0002565-P- 29.01.2014, nota della Regione del Veneto del 6.7.2015, prot. 277968, nota della Regione del Veneto del 24.07.2015, prot. 305537, con accluso parere ISS prot. 23.6.2015 – 0018668, nota della Regione Veneto del 20.08.2015, con accluso parere ISS del 11.08.2015 – 0024565.
Il Parlamento italiano, nonostante la conclusione della Commissione Bicamerale Ambiente, citata, non ha ancora emanato una chiara e definitiva normativa sui limiti di cui sopra, e tutt’ora i limiti di sostanze perfluoroalchiliche nell’acqua potabile sono determinati da una nota/parere dell’ISS (citate).
In particolare, si evidenzia che:
• La nota ISS del 16.01.2014 – 0001583, a pag. 16, sottolinea come il PFOS sia classificato come sostanza pericolosa prioritaria, mentre il PFOA sia considerato sostanza persistente, bioaccumulabile e tossica;
• La documentazione citata conferma le implicazioni della contaminazione de qua sulla gestione della risorsa idrica e la necessità dell’adozione, da parte dei gestori, di accorgimenti tecnici funzionali all’abbattimento delle sostanze perfluoro-alchiliche prima della somministrazione dell’acqua agli utenti (attività in atto);
• La nota del 6 luglio 2015 della Regione del Veneto dà atto dell’avvenuta esclusione dalla rete acquedottistica di numerosi punti di attingimento, dove si verificavano concentrazioni elevate di PFAS nell’acqua;
• La Città di Lonigo, secondo i dati forniti dal SER, di cui all’allegato 2, ha avuto un aumento di quasi il 100% di cancro al testicolo (cfr. supra).
Il sito Miteni di Trissino costituisce, ancora oggi e tutt’ora, una sorgente attiva dell’inquinamento e, pertanto, una sicura fonte emissiva permanente delle sostanze perfluoro-alchiliche, oltre che di altri contaminanti nella falda, e il deterioramento della risorsa ambientale costituisce un danno effettivo, concreto e continuo e, quindi, permanente.
Gli enti in indirizzo non possono e non devono dimenticare che:
– il “codice ambientale” dispone – nella parte terza dello stesso – la tutela delle acque sotterranee, perseguendo obiettivi di protezione della risorsa, imponendo una significativa riduzione dell’inquinamento delle acque sotterranee, oltre ad impedire ogni forma di deterioramento ulteriore della risorsa;
– il combinato disposto dell’art. 74, comma 1, lettera cc), del D.lgs. 152/2006, con l’art. 452-bis c.p., amplia il campo di applicazione della nozione di inquinamento, risultando tale la semplice potenzialità nociva della sostanza introdotta nell’acqua per la tutela dei beni protetti!
– tale inquinamento appare del tutto compatibile con la classificazione di danno ambientale come definita dall’art. 300 del D.lgs. 152/2006: la falda inquinata dalle sostanze in parola determina, su detta componente ambientale, un deterioramento significativo e misurabile, sia in ordine al profilo della conservazione della qualità intrinseca del bene acqua, sia relativamente all’utilità dell’acqua, sia essa per motivi ed usi umani o per usi irrigui o agricoli in genere, ivi compresa l’abbeverata per gli animali, considerato che tali sostanze sono entrate nella catena alimentare, così come pacificamente ritenuto dalla comunità scientifica;
– l’accordo di programma, in definitiva firma presso tutti gli organismi ed Enti pubblici e privati interessati sugli interventi da realizzare sul Fratta-Gorzone, all’art. 3, comma 7, dispone che in materia di PFAS, entro tre mesi dalla firma dello stesso, si debba costituire una apposita commissione per la determinazione di un crono-programma per la determinazione delle attività da compiere e da finanziare, per risolvere definitivamente il problema PFAS nelle province venete interessate;
– il Sindaco Restello intervenuto in seno al comitato di Sorveglianza convocato per mercoledì 15 febbraio 2017, presso il Palazzo Balbi in Venezia, per la sottoscrizione dell’accordo novativo dell’accordo di programma integrativo per il disinquinamento del bacino del Fratta Gorzone, ha sollecitato tutti i componenti del Comitato stesso di rispettare tassativamente il termine dei tre mesi citato nell’accordo (ut supra) e ha richiesto che il Governo stanzi tutte le somme necessarie per scongiurare gli effetti dei Pfas sulla salute pubblica e sull’intero sistema ambientale ed agricolo;
– nella medesima riunione, il Governo, nella persona del sottosegretario Barbara Degani, ha rassicurato il Comitato stesso che una parte dei denari necessari alle prime ed indispensabili opere per tutelare la salute pubblica sono disponibili e pronti;
– gli interventi compiuti dagli esperti mondiali del settore, durante il workshop di Venezia del 22 e 23 febbraio 2017 (all. 11), hanno confermato quanto sopraddetto, e il dott. Fletcher (Pubblic Health England) ha dichiarato che, pur non essendo provata la connessione effetto/malattia di questi elementi chimici, l’indagine crosettorale ha però provato la correlazione tra PFOA e le alterazioni metabolico-lipidico;
– già nel novembre del 2015, non appena arrivata la nota dell’ISDE in Comune di Lonigo, il Sindaco Restello aveva inviato al Ministero competente, alla Regione del Veneto e agli uffici dell’ULSS, oltre a tutti i parlamentari del vicentino, apposita nota informativa (all. 12) e di richiesta d’aiuto; il documento è rimasto ignorato, con l’unica eccezione della senatrice Erica Stefani, che appositamente fece una interrogazione al Senato della Repubblica.
Pertanto,
è necessario e senza remore, indugi e/o ulteriori rinvii, applicare alla problematica in parola, al fine di prevenire ogni possibile danno o peggioramento della salute pubblica e tutelare l’ambiente, il principio di massima precauzione e cautela, e conseguentemente:
1. nell’attesa dell’attuazione dei punti successivi, ordinare un drastico/deciso abbassamento tendente allo zero (0) del contenuto nell’acqua potabile di tutti i valori di performance delle varie sostanze genericamente conosciute come PFAS, e ciò mediante le migliori tecnologie oggi conosciute, tenuto conto anche dei limiti applicati in altri Stati europei ed extra europei.
2. progettare, finanziare e realizzare nel più breve tempo possibile una fonte di approvvigionamento alternativa a quella attualmente esistente, che possa garantire all’intera popolazione, esposta alla contaminazione in parola, un’acqua potabile con livelli di inquinanti di PFAS assenti.
In tal senso si ricorda che i tre consigli di bacino di Verona, Valle del Chiampo e Vicenza, mediante un accordo programmatico, hanno realizzato un progetto preliminare complessivo volto a progettare una rete acquedottistica alternativa veneta, per collegare fonti non inquinate da PFAS alla rete di distribuzione d’acqua potabile di Lonigo (VI), prevedendo interventi diversificati e territorialmente distinti numerandoli dalla lettera A alla lettera H, per un importo complessivo di 226 milioni di euro. Appare necessario, in particolare, finanziare immediatamente la realizzazione del collegamento delle fonti d’acqua di Belfiore (VR) alla frazione di Almisano di Lonigo (VI) – intervento tratto H del progetto ut supra, che prevede il collegamento delle fonti del medio-basso Veneto (portata 500 litri/sec) alle fonti di Almisano di Lonigo, per un importo di circa 67 milioni di euro;
3. progettare, finanziare e realizzare nel più breve tempo possibile una fonte di approvvigionamento alternativo a quella attualmente esistente (nell’area contaminata leonicena quasi tutti gli imprenditori agricoli emungono direttamente acqua da fonti sotterranee contaminate da PFAS), che possa garantire all’intera filiera agricola di utilizzare acqua, ai fini irrigui e delle abbeverate degli animali, priva di PFAS o con livelli di inquinanti di PFAS totali inferiori o pari a quelli per uso potabile (una concreta possibilità è quella di sfruttare le reti idriche superficiali già presenti nel territorio veronese e vicentino, con potenziamento delle stesse e con prelievo dell’acqua dal canale L.E.B.):
in particolare, finanziare immediatamente il progetto preliminare delle opere connesse al canale L.E.B. per l’irrigazione collinare dei comuni di Lonigo, Alonte, Orgiano, Sarego, San Germano dei Berici e Grancona, realizzato dal Consorzio di Bonifica Riviera Berica, per un importo previsto, alla data del 24 aprile 2009, di 38 milioni di euro, comprensivo di oneri per la sicurezza, allacciamenti Enel, espropri e servitù, iva, spese generali ed imprevisti (all.13) – importo finanziario, ovviamente, da aggiornare;
significa
ad ogni effetto, ai responsabili degli uffici competenti ed Enti in indirizzo, la responsabilità penale, civile, amministrativa da accertarsi nelle competenti sedi per le conseguenze di ordine sanitario, ambientale e sulla produzione agricola, che si dovessero manifestare a breve, medio e lungo termine nella popolazione residente nel territorio comunale della Città di Lonigo e nelle aree a rischio coinvolte dalla contaminazione, e firmatarie del presente atto, e specificatamente delle criticità ambientali sopra espresse, per eventuali omissioni, negligenze o inutili dilazioni temporali sulle attività che potevano e dovevano essere attivate.
Nel contempo
diffida
i responsabili degli Enti ed uffici in indirizzo, in ossequio all’art. 32 della Costituzione ed al principio di massima precauzione, sancito dal diritto comunitario e dall’art. 3-ter del D.lgs. n. 152/2006, al fine di fronteggiare la minaccia di danni gravi ed irreversibili per i cittadini, ad imporre a tutte le attività da cui possano originare emissioni inquinanti, di cui al presente atto, la eliminazione o chiusura di tutti gli scarichi inquinanti e ciò, in particolare, alla Miteni s.p.a. di Trissino (VI), che insiste sull’area soggetta alla contaminazione e che, in seguito alla valutazione dell’incidenza della contaminazione provocata dallo scarico sul corso d’acqua Fratta-Gorzone, secondo quanto rilevato da ARPAV (cfr. nota del 11.07.13 prot.0075059/X.00.00 del Dipartimento Provinciale Arpav di Vicenza), è risultata essere prevalentemente dovuta alla rilevante presenza di sostanze perfluoro-alchiliche allo scarico industriale della Ditta,
e
ad adottare tutti i provvedimenti urgenti ed indifferibili, ivi compresa
la dichiarazione di disastro ambientale per l’intera area contaminata
a tutela della salute della popolazione, e ad adottare le migliori tecnologie disponibili, nonché ad assumere ogni misura e cautela volte a ridurre significativamente e, ove possibile, eliminare l’inquinamento e le emissioni prodotte ed i rischi per la salute della popolazione, per la tutela dell’ambiente e delle produzioni agricole locali, e a rimuovere la fonte della contaminazione principale, o ritenuta tale dagli atti e rilievi fatti, di cui alla documentazione sopraccitata e allegata,
nonché
ad astenersi per il futuro dall’autorizzare, asseverare e dare esecuzione a progetti relativi a nuove attività, che possano condurre ad un aggravamento delle lamentate condizioni di insalubrità ambientale, della produzione agricola e per la tutela dei prodotti eno-gastronomici, che caratterizzano il territorio.
Nel caso in cui dovessero ravvedersi i motivi d’urgenza, di cui all’art. 328, comma 1, del c.p., la presente valga anche quale diffida ex art. 328, comma 2, del c.p..
Con richiesta di esame e riscontro urgente.
NEL CASO DEL PROCRASTINARSI DELL’ATTUALE SITUAZIONE, il sottoscritto si vedrà costretto a valutare la necessità di adottare una ordinanza restrittiva dell’uso dell’acqua, per tutelare la salute pubblica e l’intera filiera agricola, gravemente compromessi dalla presente contaminazione da agenti chimici, ut supra, e da eventuali ritardi dei provvedimenti richiesti da parte degli enti preposti, a cui la presente diffida è indirizzata.