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“Mi sono pentita, voglio tornare a casa”. E’ questo l’appello che avrebbe lanciato dalla Siria a un familiare Meriem Rehaily, 19enne di origini marocchine fuggita da Arzegrande (Padova) nel luglio scorso per arruolarsi nelle file dell’Isis. La telefonata sarebbe avvenuta un mese fa.

Meriem ha chiamato al cellulare un suo parente e ha detto di non voler più essere una militante dell’Isis e di desiderare solo di tornare a casa. La ragazza era fuggita da Arzegrande  sette mesi fa sfruttando un passaggio per Bologna e poi imbarcandosi su un volo della Turkish Airlines per raggiungere Istanbul. Da lì, dopo un rocambolesco viaggio, è riuscita a raggiungere il territorio siriano e ad arruolarsi nelle fila dello Stato Islamico. Sembra che Meriem in Italia non aveva mai palesato il suo desiderio di combattere per l’Isis e sarebbe stata convinta ad arruolarsi online, tramite la miriade di gruppi facebook e messaggi inviati da “reclutatori”. Meriem era in Italia dall’età di nove anni. Il padre (Roudani) lavorava come operaio in una ditta che produceva condizionatori d’aria. Le aveva garantito una viti dignitosa con tenore di vita pienamente “occidentale”: dai vestiti alla moda alle scarpe firmate, pc, smartphone. La giovane frequentava l’istituto tecnico di Piove di Sacco: se di giorno andava in classe e studiava, la sera sovente si attaccava al computer e pianificava attacchi informatici rilanciando messaggi di propaganda e arrivando a stilare un elenco di dirigenti di polizia da uccidere. Meriem avrebbe preso contatti con un algerino ed avrebbe espresso il desiderio di partire per la Siria. Per più di un anno l’uomo le avrebbe fornito le istruzioni per non farsi scoprire, ordinandole di cancellare i suoi profili social e preparare i documenti e i soldi necessari per partire. Fino alla partenza e ora… al pentimento

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