Illustrazione di Achille Beltrame - Domenica del Corriere (21-28 novembre 1915) - La conquista del Col di Lana

Illustrazione di Achille Beltrame – Domenica del Corriere (21-28 novembre 1915) – La conquista del Col di Lana

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La notizia che in queste ore sta facendo discutere l’alto vicentino è il caso scoppiato a Malo dopo che su richiesta di alcuni docenti la tradizionale santa messa che ogni anno viene promossa per la celebrazione del 4 novembre, festa delle Forze Armate e anniversario della Vittoria che sancì la fine nel 1918 della Grande Guerra, è stata annullata.
Secondo alcuni insegnanti l’annullamento della messa è giustificata dalla necessità di “dare maggiore libertà di partecipazione alla celebrazione laica” e per “tutelare gli alunni di altre religioni”. 
In sostanza l’amministrazione comunale, in accordo con le associazioni d’arma, ha deciso di favorire la partecipazione delle scolaresche, restie all’iniziativa per motivi di rispetto della laicità.
Il programma delle celebrazioni, da decenni, includeva il rito religioso celebrato dal parroco a cui quest’anno, però, è stato chiesto di restare a casa. Don Giuseppe Tassoni ha ricevuto l’invito per la «sola benedizione
della corona», ma ha declinato perché “considerata la scelta di uno stile laico che esclude la celebrazione della santa messa per dare maggiore libertà di partecipazione a tutte le componenti interessate (le scuole) -ha detto- non riteniamo opportuna la richiesta della presenza di un sacerdote per la “sola benedizione della corona”, proprio
per rispetto della scelta fatta. Pregheremo per i defunti di tutte le guerre, onorando i caduti del nostro Paese, con convinzione e fede in duomo all’inizio del concerto programmato proprio per l’occasione».
«La messa costituiva un problema per la scuola – ha dichiarato al Giornale di Vicenza l’assessore al sociale, Irene Salata–: mi è stato detto dalle insegnanti che si trattava di una questione di “tutela”. Perciò, quest’anno, abbiamo deciso di eliminare qualsiasi elemento potesse ostacolare la presenza dei bambini».
«La nostra scuola ha una componente di alunni stranieri che si aggira intorno al 13% – afferma il dirigente
scolastico Bruno Sandri –, inoltre, il tema della Prima Guerra mondiale non fa parte del programma scolastico».

«Abbiamo raggiunto un accordo ma personalmente la penso in modo diverso: in nome dell’integrazione stiamo distruggendo l’Europa» è la posizione di Ippolito Berlato, capogruppo dei fanti.
«La decisione è stata presa per non contrastare la partecipazione delle scuole – aggiunge Gianni Stevan, capogruppo
degli alpini – e noi ci siamo adeguati, ma l’anno prossimo non commetteremo lo stesso errore»

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Nella polemica si è inserito il comitato PrimaNoi impegnato sul fronte del contrasto all’immigrazione selvaggia, criticando aspramente la scelta dell’Amministrazione comunale che ha “ceduto a delle assurde quanto pretestuose motivazioni di natura ideologica che nulla hanno a che vedere con la tanto sbandierata integrazione”. 
“C’é da sperare che questi insegnanti siano degli sciocchi in buona fede perchè se sono guidati da una convinzione di natura ideologica e culturale, andrebbero quanto meno sospesi dall’esercizio della loro professione per incapacità e viltà. Non è questo il modo di fare educazione scolastica né integrazione” – accusa il portavoce di PrimaNoi Alex Cioni.
“E’ singolare che coloro che professano il rispetto delle altre confessioni religiose -continua Cioni- non capiscano che è rinunciando alle nostre tradizioni il modo migliore per aumentare il divario tra gli italiani e le comunità straniere, tra cui quei mussulmani che i docenti di Malo vorrebbero tutelare”. 
Per PrimaNoi la scelta dei docenti che ha trovato una “incomprensibile sponda nell’Amministrazione comunale maladense”, è un capolavoro per chi vuole “aumentare tra gli italiani un sentimento islamofobo”.