“Il Pd salva Galan!!
Non si presenta alla giunta che doveva votare la decadenza del condannato. È vergognoso! Il partito unico dei disonesti si tiene per mano. La prossima occasione per far decadere Galan sarà fra una settimana. Condividete e facciamo pressione!”
. Affida a questo messaggio Facebook il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Regione, Jacopo Berti, il moto d’ira per i rinvii e le trattative che per ora salvano Galan. L’ex ministro ha patteggiato 2 anni e 10 mesi nell’inchiesta Mose, ma dopo 6 mesi è ancora deputato. Il caso era all’ordine del giorno della seduta della giunta per le elezioni, ma il Pd non si è presentato, suscitando le critiche del Movimento 5 Stelle. In sostanza si continua a rinviare la discussione per motivazioni meramente politiche. Il PD su questo e altri fronti sta cedendo e concedendo agli alleati di destra. “E’ intollerabile – dice il capogruppo in commissione Davide Crippa – che Giancarlo Galan sia ancora un deputato della Repubblica nonostante la sua condanna definitiva. Questo succede perché il Partito democratico ha disertato per ben due volte la Giunta per le elezioni permettendo a Forza Italia e Ncd di prendere tempo”. Secondo Crippa “la diserzione di massa del primo partito del Parlamento non può essere casuale. Evidentemente è arrivato un ordine di scuderia per permettere all’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan di continuare a percepire soldi pubblici per più tempo possibile. Parliamo di un comportamento vergognoso che fa sponda all’illegalità”.
Ma la spiegazione dello slittamento della giunta per le elezioni arriva da Giuseppe Lauricella, capogruppo del Pd nell’organismo che dovrà dare il via all’iter per la decadenza dell’ex ministro, secondo la legge Severino. “Stupisce la dichiarazione dell’onorevole Crippa sui lavori della giunta delle Elezioni sul caso Galan – sottolinea – Avendo chiarito con lui che il Pd vuole senza dubbio andare avanti sulla decadenza di Galan nella riunione della prossima settimana, le polemiche strumentali lasciano francamente il tempo che trovano”.


Intanto, sempre sul fronte Mose, a Venezia il gip ieri ha depositato i primi dispositivi che specificano le confische dei beni a chi ha patteggiato. Il Riesame aveva annullato i sequestri per evitare di far pagare due volte aziende e manager. I primi provvedimenti riguardano Alessandro Mazzi (Grandi lavori Fincosit), due milioni per corruzione e due per violazioni finanziarie; Luciano Neri (collaboratore dell’ex presidente del Consorzio Mazzacurati), un milione per corruzione; Stefano Tomarelli (società Condotte), 700mila per corruzione.

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