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La Caritas diocesana di Vicenza ha lanciato ieri un appello affinché le famiglie aprano le porte ai migranti in arrivo in città e provincia. Pubblichiamo, così come è stato diffuso, l’appello-comunicato della Caritas. Un appello che probabilmente non mancherà di suscitare qualche protesta da parte di chi si oppone in maniera decisa a nuove accoglienze nel territorio. L’obiettivo della Caritas, oltre che l’accoglienza, è quello di impedire che i migranti siano reclutati dalla malavita.
La chiesa vicentina si fa promotrice di due progetti di prossimità in famiglia per persone che hanno ottenuto un permesso di soggiorno per protezione internazionale (asilo, protezione sussidiaria o umanitario) e cerca quindi nuclei familiari (ma anche eventualmente persone singole) disponibili a raccogliere questa sfida.
“Due iniziative  -recita il comunicato- per farsi vicini concretamente – come già avviene con altre forme di povertà economica, sociale e relazionale – alle persone più fragili e a rischio presenti nella nostra società e per rispondere all’appello lanciato ancora nel febbraio dell’anno scorso dal Vescovo Beniamino Pizziol.
“Da alcuni mesi stiamo registrando al nostro ricovero notturno per persone senza dimora, Casa San Martino, l’accoglienza di persone migranti provenienti da altre strutture. Ne sono passate per i nostri servizi complessivamente finora 40, la prima nel novembre 2015. Di queste 40, 19 avevano ottenuto il permesso di soggiorno” spiega il direttore della Caritas Vicentina don Giovanni Sandonà. Persone quindi che, a vario titolo sono uscite dai programmi di accoglienza gestiti dal Ministero dell’Interno e rischiano quindi un’emarginazione pericolosa per loro così come per l’intera comunità.
“Come avevamo previsto da tempo – continua Sandonà – anche fra quanti hanno ottenuto il permesso di soggiorno c’è necessità di un ulteriore periodo di accompagnamento affinché possano raggiungere una qualche autonomia socio-lavorativa e il loro inserimento nelle nostre comunità sia positivo. Il rischio è infatti che il solo permesso di soggiorno, senza una formazione, un alloggio e un lavoro, li condanni alla marginalità, che sarebbe un male per tutti. Per questo il 7 aprile scorso nel corso di una riunione in Prefettura, dopo aver informato del fenomeno, abbiamo presentato una proposta articolata a tutte le realtà convenzionate per l’accoglienza di persone richiedenti protezione. I numeri di questo fenomeno, infatti, potrebbero essere gestiti dai singoli enti di accoglienza, che in provincia di Vicenza sono 37, con una adeguata progettualità”.
 
Due proposte nel segno della gratuità
“Rifugiato in famiglia” e “Adozioni di vicinanza” sono i nomi dati alle due proposte della Caritas Vicentina. Entrambe prevedono il coinvolgimento delle famiglie a titolo gratuito con un percorso personalizzato che tocca gli aspetti abitativo, lavorativo, formativo e sociale. Fondamentale è in merito il coinvolgimento degli enti che già si occupano in provincia dell’accoglienza dei migranti in accordo con la Prefettura. Per il progetto “Rifugiato in famiglia” il periodo di accoglienza richiesto è tendenzialmente di 12 mesi.
 
Rifugiato in famiglia
Nella proposta “Rifugiato in famiglia” quest’ultima sostiene i costi di vitto e alloggio, mentre quelli per lo studio, la formazione e gli stage formativi, così come le spese straordinarie, sono sostenuti di norma dall’ente ospitante attraverso un programma di accantonamento da effettuare durante l’accoglienza pre-permesso (sussidiata dal Ministero dell’Interno). “Anche il percorso di uscita dal progetto – spiega il direttore Caritas – viene fissato sin dall’inizio. Si tratta comunque di un tentativo di integrazione e di apertura a culture diverse, per questo auspichiamo che la famiglia possa rimanere un riferimento per la persona anche al termine del periodo di accoglienza”. 
Il progetto prevede diversi momenti di incontro e formazione sia per le famiglie che coinvolte che per gli ospiti. L’accompagnamento da parte dell’ente coinvolto durerà per tutto il tempo dell’accoglienza e potranno essere inserite nel percorso solo persone con permesso di soggiorno. L’accoglienza sarà graduale, al fine di consentire un periodo di conoscenza reciproca. L’ente inviante propone infatti all’ospite e alla famiglia un percorso di integrazione che abbia come finalità l’autonomia linguistica, la capacità di muoversi nel mondo del lavoro, l’autonomia abitativa, la conoscenza del contesto territoriale (accesso ai servizi, reti relazionali formali e informali).  L’ospite dovrà seguire il percorso concordato e le attività proposte: in caso contrario sarà allontanato e dovrà lasciare l’abitazione.
 
L’Adozione di vicinanza
La seconda proposta si rivolge alle famiglie che non possano o non si sentano in grado di gestire un’accoglienza fra le mura domestiche e prevede un’opportunità di prossimità nei confronti di persone che hanno ottenuto un permesso di soggiorno per protezione internazionale. Si tratta infatti generalmente di persone sole, senza riferimenti familiari nel territorio e perlopiù giovani. Una o più famiglie, o una singola persona, possono così stabilire con la persona migrante una relazione positiva fatta – ad esempio – di incontri, qualche pranzo assieme, una gita, così come di un accompagnamento nelle esigenze quotidiane (ad esempio nella ricerca di un’attività lavorativa, nello svolgimento delle pratiche burocratiche che si rendessero necessarie, nelle eventuali problematiche di salute) così da diventare gradualmente un riferimento stabile, anche senza che sia prevista una convivenza. Anche per questa proposta è previsto lo stesso iter di accompagnamento e formazione previsto per il progetto di accoglienza in famiglia.
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Una proposta di rete
“Ad oggi – spiega don Giovanni Sandonà – alla nostra proposta fra le realtà che già effettuano accoglienza hanno aderito il Centro Astalli e le Suore Orsoline Sacro Cuore di Maria, mentre hanno già manifestato per scritto il loro interesse e perfezioneranno l’eventuale adesione nelle prossime settimane alcune cooperative sociali aderenti al Consorzio Prisma (Comunità Servizi di Schio, Cosmo di Vicenza, Entropia di Torrebelvicino, Fai Berica di Vicenza, La Goccia di Marostica, Nova di Schio, Studio Progetto di Valdagno, Samarcanda di Schio, Tangram di Vicenza e Verlata di Villaverla), l’associazione Il Mondo nella Città di Schio, le cooperative sociali Idea Nostra di Vicenza, Altre Strade di Padova e L’Angolo di Modena. 
I contatti per informazioni e adesioni
Le famiglie e le persone che volessero capirne di più o che volessero aderire ad uno dei due progetti possono scrivere amigranti@caritas.vicenza.it o, qualora fossero impossibilitati a farlo via mail, possono telefonare al mattino alla segreteria della Caritas Vicentina al numero 0444-304986.
Un primo incontro informativo con quanti aderiscono o anche sono solo interessati a capirne di più si terrà entro fine giugno