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Coerentemente con quanto enunciato nei mesi scorsi, il Ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, ha deciso di non prorogare la gestione commissariale straordinaria governativa per la Superstrada Pedemontana Veneta, la cui gestione ricade ora interamente nelle competenze della Regione Veneto. La Regione del Veneto si sta quindi organizzando per il passaggio di consegne che avverrà auspicabilmente in tempi brevi.

Il lavoro in questi ultimi mesi si è incentrato sulle possibili soluzioni ai problemi emersi. La Regione del Veneto, in vista anche dell’imminente fine della gestione commissariale, ha costituito un gruppo di lavoro per studiare possibili soluzioni, composto da:

.    Avv. Marco Corsini, Avvocato dello Stato esperto in materia di contratti e appalti pubblici (Comitato scientifico RV)
.    Avv. Velia Leone, Avvocato esperto in diritto comunitario e finanza di progetto 
.    Avv. Bruno Barel, Avv. Pietro Calzavara, Avv. Diego Signor (Comitato scientifico RV), tutti dello Studio legale Barel 
.    Prof. Veronica Vecchi, economista esperta in finanza di progetto, anch’essa membro del Comitato scientifico RV

Per prima cosa, la Regione del Veneto ha affidato tramite gara un incarico a Redas Engineering di Bologna e Area Engineering  per la determinazione di uno studio di traffico indipendente e aggiornato (i consulenti sono gli stessi consulenti del Passante di Mestre che hanno centrato le stime con i dati reali).

Sono stati poi rivisti gli atti e i rapporti contrattuali.

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Sulla Pedemontana veneta si era abbattuta la scure della Corte dei Conti a novembre. Per la seconda volta in 11 mesi, i giudici della Corte dei conti hanno preso di mira la superstrada (a pedaggio) che dovrebbe liberare un pezzo di Veneto dall’incubo del traffico facilitando la circolazione merci verso l’Est europeo. Si spinse a definire “a rischio fattibilità” questo progetto viario. L’opera era entrata quindi in un tunnel. Una strada di 94.5 chilometri che punta a collegare il Vicentino e il Trevigiano incrociando tre autostrade (la A4, A27 e A31). L’alleanza tra investitori privati e istituzioni pubbliche – che doveva essere un esempio di modernità – si è inceppata; mentre la Cassa Depositi e Prestiti e la Bei si chiamano fuori dalla partita convinte che l’opera sia meno utile e strategica di come c’è l’hanno presentata.

La Pedemontana Veneta procede avanti piano. Un investimento pubblico da 445 milioni non ha spinto i lavori oltre quota 19,89 per cento e tiene gli espropri addirittura al 12,46 per cento (a giugno 2016). La Corte dei conti – che scatta questa allarmante istantanea – nota anche che il progetto sta per entrare in una terra di nessuno. A fine anno, scadrà il mandato del Commissario delegato che ha tirato le fila dell’opera fin dal 2009, su incarico del governo. Ora Regione Veneto e ministero delle Infrastrutture vogliono subentrare sul ponte di comando; ma l’assenza di una decisione certa – lamenta la Corte – contrasta con il “buon andamento dell’agire amministrativo”.