Polveri sottili (Pm10 e Pm2.5), valori altissimi in quasi tutte le città
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I valori delle polveri sottili (Pm10 e Pm 2.5) si stanno alzando in maniera preoccupante in tutto il Veneto, complice l’assenza di venti e precipitazioni. La giornata di domenica, secondo i dati delle centraline Arpav dei capoluoghi, è stata una giornata nera. L’unica città con valori relativamente bassi (ma al limite) è Belluno. Padova, Vicenza, Venezia, Treviso e Rovigo hanno sfondato i limiti oltre i quali l’aria viene definita ‘pessima’.
PM10 – Ricordiamo che il primo limite, oltre il quale l’aria è definita scadente, è di 50 µg/m3, il secondo limite, oltre il quale viene definita ‘pessima’, è di 100 µg/m3.
Ieri a Padova è stato toccato il record stagionale di 144 µg/m3, a Rovigo 127 µg/m3, a Treviso 126 µg/m3, a Vicenza 121 µg/m3 e a Verona 106 µg/m3.

Il dato è ancora più preoccupante se si osservano le Pm 2.5, più temibili poiché più ‘penetranti’ (vedi nota).
In questo caso il limite dell’aria scadente è a 25 µg/m3 e quello dell’aria ‘pessima’ è di 50 µg/m3.
Padova ha toccato i 128 µg/m3
Venezia (San Donà di Piave) 112 µg/m3
Vicenza 90 µg/m3
Treviso 70 µg/m3
Rovigo 84 µg/m3

Le condizioni meteo non permettono un ricambio d’aria e non lo permetteranno, stando alle previsioni Arpav, nemmeno nei prossimi giorni.

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NOTA IMPORTANTE (FONTE ARPAV):

Cosa sono le polveri atmosferiche?

Con il termine di polveri atmosferiche si intende una miscela di particelle solide e liquide, sospese in aria, che varia per caratteristiche dimensionali, composizione e provenienza.

Parte delle particelle che costituiscono le polveri atmosferiche sono emesse come tali da diverse sorgenti naturali ed antropiche (cd. “particelle primarie”); parte invece derivano da una serie di reazioni chimiche e fisiche che avvengono nell’atmosfera (cd. “particelle secondarie”). A seconda del processo di formazione, le particelle che compongono le polveri atmosferiche possono variare sia in termini dimensionali sia di composizione chimica.

I legislatori hanno scelto di distinguere le diverse classi di polveri a seconda della dimensione del diametro delle particelle (misurato in micrometri o µm) e di quantificarne la presenza in aria in termini di concentrazione (espressa in µg/m3, ovvero microgrammi di particelle in sospensione per metro cubo di aria ambiente).

La legislazione italiana in materia di inquinamento atmosferico (D.Lgs. 155/2010) regolamenta la presenza in aria delle polveri PM10, aventi diametro inferiore a 10 µm e delle polveri più sottili denominate PM2,5, aventi diametro inferiore a 2,5 µm.

Le polveri PM10 sono comunque costituite per circa il 60%- 70% dalla frazione più sottile PM2,5.

Tanto inferiore è la dimensione delle particelle, tanto maggiore è la loro capacità di penetrare nei polmoni e di produrre quindi effetti dannosi sulla salute umana. Per questo motivo le polveri PM10 e PM2,5 presentano un rilevante interesse sanitario.

Studi epidemiologici, condotti in diverse città americane ed europee nel corso degli ultimi anni, hanno dimostrato che esiste una notevole correlazione fra la presenza di polveri fini ed il numero di patologie dell’apparato respiratorio, di malattie cardiovascolari e di episodi di mortalità riscontrati in una determinata area geografica.

Le polveri PM10 sono denominate anche polveri inalabili, in quanto sono in grado di penetrare nel tratto superiore dell’apparato respiratorio (dal naso alla laringe).

Le polveri PM2,5 sono invece denominate polveri respirabili in quanto sono in grado di penetrare anche nel tratto inferiore dell’apparato respiratorio (dalla trachea sino agli alveoli polmonari).

Le sorgenti di emissione delle polveri

Le polveri PM10 e PM2,5 sono prodotte da un’ampia varietà di sorgenti sia naturali che antropiche. Una volta emesse, le polveri PM10 possono rimanere in sospensione nell’aria per circa 12 ore, mentre le particelle aventi diametro pari a 1 µm rimangono in circolazione anche circa un mese. Mentre le particelle più grossolane derivano principalmente dal suolo e da altri materiali, le particelle più fini sono prodotte, in misura prevalente, dalla combustione di combustibili fossili utilizzati nei trasporti, nell’industria e per la produzione di energia.