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Dopo la decisione di Lombardia e Veneto di indire il referendum consultivo per l’autonomia, arriva anche il primo slogan dal Veneto. Un referendum salutato positivamente dai veneti anche se vi è molto scetticismo sugli effetti reali che potrà portare alle due regioni.
“Paroni a casa nostra”: è lo slogan usato dal governatore del Veneto Luca Zaia nel presentare l’appuntamento referendario regionale consultivo in tema di autonomia fissato per il 22 ottobre. Zaia ha parlato di una partita “non facile” per arrivare al referendum, ricordando che la Regione ha presentato il quesito che è stato confermato dalla corte costituzionale. “Noi siamo pronti da mesi per questa partita” ha aggiunto il presidente veneto, indicando anche l’analogo appuntamento fissato in Lombardia. “È il referendum dei veneti non di Luca Zaia. – ha aggiunto il presidente – È fondamentale che i veneti vadano a votare, qualsiasi sia la loro idea per il sì o per il no. L’autonomia è scritta un Costituzione”.
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Tendenza
“Vogliamo essere artefici del nostro futuro!”: con queste parole anche l’assessore regionale Gianpaolo Bottacin interviene sul tema del referendum, sottolineando che oggi “i Veneti lasciano a Roma quasi 20 miliardi ogni anno: noi vogliamo che quei soldi invece restino qui e vengano gestiti direttamente dal territorio”.
 
“Per capirci su che cosa significhi gestire direttamente o meno i soldi delle nostre tasse  – sottolinea l’assessore all’ambiente – basti pensare a quanto stiamo facendo in termini di mitigazione del rischio idraulico del Veneto. Come Regione abbiamo già predisposto un piano da 2.7 miliardi di euro e su molte situazioni di rischio stiamo già intervenendo, ma potremmo fare molto di più se non dovessimo aspettare che lo Stato ci finanzi in base a criteri di convenienza politico-partitica mischiata a una visione totalmente centralista dell’amministrazione pubblica, come successo nell’ultimo riparto sulle spese di progettazione delle opere idrauliche, dove l’80% dei soldi è stato destinato al Sud e solo il 20% suddiviso tra Centro e Nord”.
 
“Tutto ciò accade infatti in quanto in Italia ben oltre i quattro quinti delle tasse vengono incassati direttamente dallo Stato – spiega l’assessore – che poi le ripartisce tra le varie regioni senza tener conto delle reali necessità delle singole aree e dei pericoli dovuti alla fragilità dei vari territori, né di quanto realmente versano i cittadini delle varie regioni. Così succede che regioni virtuose come il Veneto rimangano a secco anche su temi fondamentali come il rischio idraulico”.
 
“Quello che va capito – aggiunge Bottacin – è che, a differenza di altri realtà geografiche, noi non chiediamo assistenzialismo ma semplicemente la possibilità di usare le nostre risorse per il territorio: in questo senso noi non vogliamo meno responsabilità, anzi vogliamo assumercele fino in fondo. Chiediamo di essere messi alla prova, per dimostrare che, se dotati della giusta autonomia, potremmo essere come Trento e Bolzano e forse ancora più virtuosi. La differenza tra loro e noi infatti è solamente dovuta al fatto che a loro è data la possibilità di gestirsi direttamente le tasse, cosa che a noi non è permessa perché i cittadini e le imprese veneti devono versarle a Roma. Non sono più bravi, non sono più belli, hanno solo delle opportunità che invece a noi, ingiustamente, non vengono date”.
 
“Ora però – conclude Bottacin – con il referendum abbiamo un’occasione storica da non farsi sfuggire: questo infatti è il referendum dei cittadini, non dei partiti o della politica. E il giorno dopo, quando con il proprio voto avrà parlato non un partito o qualche politicante ma un quarto del popolo italiano, perché questi sono i numeri che il Veneto e la Lombardia rappresentano, lo Stato non potrà ignorare la nostra richiesta di maggior autonomia”.