SAKKA Sabri
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Dopo una precisa e meticolosa attività investigativa da parte della Polizia di Stato in stretto raccordo con la Procura della Repubblica di Venezia è stato arrestato – in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Venezia – il tunisino SAKKA Sabri di anni 27, per maltrattamenti in famiglia.
L’uomo noto spacciatore nella terraferma veneziana, era stato condannato alla pena di due anni e sei mesi di reclusione in quanto riconoscito responsabile di maltrattamenti in famiglia ai danni della ex compagna che lo aveva denunciato.

Con la sentenza di condanna del febbraio 2016 (giudizio emesso con rito abbreviato) al cittadino tunisino era stato confermato il divieto di dimora a Mestre già previsto durante le indagini preliminari iniziate nel 2015.

L’indagine era iniziata proprio nei primi mesi del 2015 a seguito di denuncia da parte della ex compagna (una donna italiana di Mestre ) che si era rivolta al Commissariato di Mestre riferendo di violenze, minacce e soprusi in ambito familiare anche alla presenza della figlia minore.

Dopo la notifica dell’allontanamento dalla casa familiare e il divieto di avvicinamento alla persona offesa, il Sakka si era reso più volte responsabile delle violazioni alle prescrizioni cercando sempre di trovare la ex compagna e di insultarla e minacciarla oltre che, in alcuni casi, anche ad aggredirla.
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Nonostante la condanna del febbraio 2016, aveva continuato imperterrito nel trasgredire le misure disposte dal Tribunale.

La precisa ricostruzione delle violazioni commesse da parte degli investigatori del Commissariato di Mestre in stretto raccordo con la Procura di Venezia ( P.M. Tavernesi) ha portato il Gip alla emissione dell’ordine di arresto.

Il Sakka è noto alla cronaca per essere uno spacciatore di sostanze stupefacenti e nonostante il fatto di avere provato a costruirsi una famiglia non ha mai svolto una occupazione stabile e lecita.

E’ considerato un elemento pericoloso e per tale motivo sono state avviate le procedure di prevenzione per l’espulsione dal territorio dello Stato italiano.