saldi
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Tempo fa l’inizio dei saldi era anche l’inizio di una allegro e gustoso periodo di shopping. Molti aspettavano quel momento per approfittare dell’occasione e comprarsi il paio di scarpe o pantaloni che guardava da settimane con gli occhi sgranati. Ora gli occhi sgranati ci sono, ma per un altro motivo. Potere d’acquisto ridotto sensibilmente, intere generazioni senza stipendio o con stipendi risicati frutto di labili rapporti lavorativi occasionali, un’offerta moltiplicatasi con l’arrivo di grandi catene ‘low cost’ e negozi di abbigliamento cinese. Eppure viene ancora annunciato l’inizio dei saldi, che molti commercianti hanno sempre rispettato, pur di vendere. In Veneto i saldi estivi inizieranno sabato 2 luglio. Lo ha annunciato la Federazione Moda Italia di Confcommercio Veneto. Leggiamo che la “Federazione Moda Italia di Confcommercio Veneto confida in questa occasione per ‘tirare il fiato’ dopo aver registrato ancora un andamento non proprio esaltante del mercato, anche se qualcosa nelle grandi città si sta muovendo”. Lo speriamo, per gli operatori del commercio. Ma ci chiediamo, da anni ormai si parla di luce in fondo al tunnel, leggera ripresa, tirare fiato, leggero recupero,… frasi che indicano una sofferenza ormai endemica che dovrebbe vedere tutti, partendo dai commercianti, in prima linea per denunciare lo stato di crisi dei consumi e la mancanza di liquidità e di certezze dei consumatori.
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Una protesta chiara ed univoca contro ciò che sta alla base della ‘tirchieria’ dei consumatori, ovvero l’indigenza. Una crisi che ha colpito prima di tutto il commercio, travolto dalle grandi aree commerciali (che sono comunque commercio) e hanno spinto nell’incertezza generazioni di commercianti. E’ vero, chi non può stare nel mercato può solo ritirarsi in ordine, pesce grande mangia pesce piccolo, etc… Ma è anche vero che spesso le associazioni di categoria, non solo del commercio, sembrano più orientate ad analizzare i microspostamenti di mercato senza indirizzarsi in modo deciso verso ciò che sta all’origine della crisi dei loro associati e dei consumatori che dovrebbero portare loro benzina. Insomma, servirebbe un atteggiamento più… battagliero, giacobino ed onesto nei confronti di quanto accade. Una seria protesta fiscale e una criticità netta e forte verso un sistema lavorativo che ha creato solo lavoratori a cottimo, che a tutto pensano tranne che ai jeans scontati.
Unica nota positiva in tutto questo: gli stranieri. “Il riferimento è alle città d’arte, come ad esempio Venezia e Verona – dichiara Giannino Gabriel, presidente regionale della Federazione Moda Italia -. Qui i negozi di abbigliamento hanno potuto e possono contare sugli acquisti dei clienti stranieri, ma per le imprese che operano al di fuori dei circuiti turistici i fatturati sono rimasti tutt’al più invariati rispetto al 2015”. E allora confidiamo negli stranieri, quelli ricchi…