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Nelle ultime 24 ore, le Volanti della Questura di Venezia hanno sviluppato varie attività che hanno portato all’esecuzione di un ordine di carcerazione ed all’arresto di tre persone in flagranza di reato.

Un primo episodio risale al pomeriggio di ieri, 2 settembre 2016 quando, intorno alle ore 13:30, una Volante interveniva presso il Centro Commerciale “Le Barche” in Mestre, per un tentato taccheggio di varie confezioni di caffè ad opera di uno straniero, che era stato sorpreso da una guardia giurata con la merce non pagata.
Sul posto, i poliziotti individuavano come autore del fatto tale E.P., classe ‘75, il quale, in quanto sprovvisto di documenti, veniva accompagnato in Questura per l’identificazione. Il soggetto dichiaratosi inizialmente algerino, è risultato essere nigeriano, con a carico un ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Venezia nel 2015 per l’espiazione di anni 8 di reclusione, in virtù di precedente condanna per reati in materia di stupefacenti.
L’individuo veniva tradotto in carcere, e deferito all’A.G. per tentato furto e per aver dichiarato false generalità.

Altre attività di rilievo delle Volanti della Questura di Venezia risalgono alla nottata di oggi, 3 settembre 2016.
Alle ore 02:15, in particolare, mentre l’equipaggio della Volante lagunare si trovava in Campo Santa Margherita, l’attenzione dei poliziotti veniva attirata da due giovani che rincorrevano un terzo, nordafricano, che poi riuscivano a bloccare, urlandogli di restituire un telefono rubato.
Immediato era l’intervento degli agenti che riportavano subito la situazione alla calma e procedevano all’accertamento di quanto accaduto.
Si apprendeva, così, che poco prima, uno dei tre giovani, italiano, di 26 anni, mentre si trovava in Campo Santa Margherita, veniva avvicinato dal predetto nordafricano il quale gli offriva sostanza stupefacente e, a seguito del suo rifiuto, insisteva e fingeva di abbracciarlo, riuscendo così a prelevargli dalla tasca destra dei pantaloni il telefono cellulare. Il nordafricano passava poi il maltolto ad un connazionale che correva via con la refurtiva.
Il giovane derubato insisteva per la restituzione di quanto sottratto, ma il nordafricano autore del furto prendeva una bottiglia in vetro vuota, ne rompeva il collo e la brandiva, minacciando il ragazzo italiano, cercando anche di colpirlo, ma senza attingerlo, per poi darsi alla fuga.
La vittima del furto, unitamente ad un suo amico, inseguiva il nordafricano e riusciva infine a bloccarlo sino all’intervento della Volante.
In terra si rinvenivano i cocci della bottiglia di vetro utilizzata ai fini della minaccia, caduta a terra nel mentre delle fasi concitate da ultimo descritte.
Il nordafricano fermato veniva accompagnato in Questura per più esaustivi accertamenti, e si appurava trattarsi di A. Y., Classe 1980, marocchino, residente a Vicenza, con precedenti di polizia per furto e ricettazione.
Lo stesso veniva tratto in arresto per rapina impropria poiché, dopo la sottrazione del telefono, aveva usato minaccia sulla persona offesa per garantirsi la fuga e procurarsi l’impunità; conseguentemente, veniva tradotto in carcere.
Pressoché contemporaneamente, le Volanti terrestri procedevano all’arresto in flagranza di reato di altre due persone, per furto aggravato in concorso ai danni di veicoli in sosta presso il parcheggio del cimitero di Mestre, in Via Santa Maria dei Battuti.
Alle ore 02:00, in particolare, una Volante si portava nel luogo sopra indicato in quanto al 113 erano stati segnalati due soggetti che stavano frantumando i vetri di vari veicoli in sosta, per poi rovistare all’interno di questi.

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Sul posto, gli agenti individuavano subito i due soggetti indicati dal richiedente, poi identificati per D.F.L.M., nato in Cile, classe 1995, e P.F., classe 1993, italiano.
Verificavano, inoltre, la presenza di quattro autovetture ivi parcheggiate con cristalli infranti.
Procedevano quindi a sottoporre ad accurato controllo di polizia i due personaggi fermati: controllo che dava esito positivo in quanto il primo aveva nella tasca destra dei pantaloni un martelletto frangivetri di colore rosso e, all’interno dello zainetto che portava sulle spalle, venivano rinvenuti vari oggetti, tra cui due torce, un navigatore satellitare di marca TomTom, alcuni cavi di alimentazione, un dispositivo Telepass, due mazzi di chiavi, un frontalino e relativo telecomando di autoradio di marca Panasonic, ed altri oggetti dei quali non sapeva dare contezza; mentre il P.F. aveva nella tasca dei pantaloni una catenella in metallo con una stella metallica appesa, della quale nemmeno lui sapeva fornire la provenienza.
La persona che aveva richiesto l’intervento, peraltro, sentita dai poliziotti, riconosceva i fermati come autori dei fatti segnalati.
Si procedeva anche al contatto dei titolari delle autovetture oggetto delle condotte criminose di cui trattasi, che sporgevano denuncia ed ai quali veniva restituito quanto di diritto.
Più approfonditi controlli in banche dati, infine, consentivano di appurare che i due fermati erano già gravati da numerosi precedenti, principalmente per reati contro il patrimonio e, in particolare, il D.F.L.M. anche per porto di armi ed oggetti atti ad offendere, mentre il P.F. anche per reati in materia di stupefacenti.
L’attività si concludeva con l’arresto dei due ragazzi per furto aggravato e continuato in concorso: gli stessi sono stati trattenuti presso le camere di sicurezza della Questura in attesa del giudizio direttissimo, che si è tenuto nella mattinata odierna e li ha visti condannati alla pena di 1 anno di reclusione e 200 euro di multa.
Il Tribunale ha inoltre disposto l’applicazione della misura cautelare dell’obbligo di firma.