turisti venezia
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Sui muri di campo della Bragora e sul ponte di San Martin del sestriere di Castello, a Venezia, sono apparsi alcuni giorni fa dei volantini anti turisti: “Distruggete quest’area, andate via!”. Con questo messaggio alcuni residenti esasperati hanno voluto esprimere il loro malumore. Dai cassonetti stracolmi, agli schiamazzi notturni, all’utilizzo dei ponti come trampolini di lancio alle fontane pubbliche scambiate come fontane, i veneziani residenti non ne possono più. Ma sui social si è aperto un dibattito e non tutti condividono il metodo usato dai protestatari. Dire ai turisti ‘non vi vogliamo più’, quando si sa benissimo che si tratta di alcuni turisti, significa forse darsi la zappa sui piedi. E’ arcinoto che la perla del Meditarraneo, o la città più bella del mondo, viva esclusivamente di turismo. Forse la soluzione migliore sarebbe una regolamentazione dei flussi o l’impiego maggiore di forze dell’ordine (vedi polizia locale) per combattere proprio quei piccoli episodi di vandalismo turistico o di maleducazione con sanzioni. Il vero problema è che Venezia non sa gestire il proprio turismo. Pur di fare numeri accetta di tutto, sia in termini di quantità di flussi, sia in termini di qualità dell’offerta. Basta vedere cosa è accaduto al Tronchetto, dove la criminalità si è infiltrata. Basta anche vedere qualche servizio di Striscia la Notizia sulle tariffe modificate al rialzo per i turisti. In sostanza, come sempre e come in tutta Italia il vero ed unico problema è il controllo e il mantenimento della legalità, partendo da chi getta i rifiuti per strada alla cosca che gestisce il traffico di turisti da Tronchetto, passando per i politici di vario livello e diverse estrazioni politiche che hanno mangiano sull’affaire Mose. I cartelli dei residenti? Sembra una guerra fra poveri, con un grande Pilato che come sempre è lo Stato italiano in tutte le sue declinazioni.
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