VICENTINI, POPOLO DI IPOCRITI

L’inchiesta che ha travolto la Banca Popolare di Vicenza è l’argomento cardine di ogni prima pagina dei quotidani cartacei e online del Veneto. I vertici della Banca sono finiti nel mirino della magistratura e ancora una volta il re è nudo.
Ma facciamo un passo avanti e due indietro. La Magistratura procede seguendo il suo filone e non possiamo non rilevare per l’ennesima volta un fenomeno sociale tipicamente veneto. L’ipocrisia, la genuflessione e la rabbia repressa pronta ad esplodere quando si ha la certezza che la propria esplosione non tocchi il proprio portafogli e il proprio decoro sociale. Come accadde con Mariano Rumor, più volte eletto presidente del Consiglio negli anni ’70, come accadde per Galan, che con percentuali pelbiscitarie è stato eletto presidente di Regione segnando un’era, così accade con Zonin, l’imprenditore diventato sinonimo della Banca. Per tutti e tre la sindrome da Piazzale Loreto è diventata realtà dopo un periodo di potere assoluto. I vicentini, silenziosi, obbedienti, genuflessi per decenni. La sagrestia d’Italia che regalava alla Democrazia Cristiana il 90% dei voti in alcuni Comuni, che ha visto 2/3 dei propri cittadini dare la preferenza a Galan e che ha insediato a capo della Banca della città Zonin, ora manifesta tutto il suo sdegno. Un popolo di piccole vergini violate nella loro integrità che grida al ladro, che voleva impiccare Galan, che dopo la caduta di Rumor ironizzava sul premier berico e sembrava accogliere come una liberazione il suo tramonto. Una città che ha vissuto attorno alla Banca, dove la BPVI ha sponsorizzato per anni manifestazioni e comunque appoggiato centri di potere, nella quale nessuno osava sussurrare una critica ora si rivolta, invita gli esponenti politici a parlare, spinge i sindacati a protestare, legge avidamente notizie dalle testate che improvvisamente si scoprono report ma che fino a ieri si guardavano bene dall’attaccare quel centro di potere. Piegati a 90 per anni, ‘giacobini de noantri’ in preghiera e contemplazione, ora si tolgono l’abito da beghine e diventano rivoluzionari. Il motivo? Hanno fatto soldi finché potevano ed ora gli è stato toccato il portafogli. Chi abita a Vicenza lo sa benissimo. La Banca non si toccava, mai!
Viva i vicentini… viva la loro Banca… viva i loro idoli, finché non cadono.
Selvaggio Lucarelli


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