I nostri nonni avrebbero usato metodi più spartani. Un barèton, una atola, un s-ciafon, ‘na vèrta… Un bambino di 12 anni di Vicenza sarebbe stato in grado di mandare all’ospedale l’intera famiglia perché privato di un videogioco. Quando gli è stata negata la possibilità di giocare ha perso il controllo ed ha dapprima picchiato il fratellino più piccolo, poi la sorella arrivata in aiuto. E’ passato poi alla nonna, alla mamma e solo il papà è riuscito a bloccarlo. Per tutti i familiari sono state necessarie le cure mediche con prognosi dai 5 ai 10 giorni. La notizia è riportata dal tviweb.it. Sembra che a causare la dipendenza patologica da videogiochi del bambino sia stata causata da un lungo periodo di convalescenza dopo una caduta in bicicletta un paio d’anni fa. Il suo carattere sarebbe cambiato da allora. Inutili i tentativi dei genitori di allontanarlo dai videogiochi. Non è bastato nemmeno il supporto di uno psicologo.

“Episodi di questo genere sono molto rari”, ci dice la psicologa Roberta Radich della Fondazione Capta di Vicenza. “Certamente noto che si sta alzando l’incapacità dei ragazzi di gestire emozioni rispetto alla deprivazioni da stimoli frequenti con un alto livello di ‘attivazione’. La dipendenza da gioco nei più giovani c’è, non è una novità, ma il fenomeno è molto più preoccupante se intrecciato con altri problemi nelle relazioni familiari. I giovani hanno continuo bisogno di stimoli e di e sovra-eccitazione. Se questo viene abbinato alle carenze relazionali a vari livelli, all’incapacità della scuola di aggiornarsi rispetto ai cambiamenti familiari e all’utilizzo dei computer e dei mass media e non ultimo alle preoccupazioni economiche dei genitori, può diventare un problema. Non conosco direttamente il caso della famiglia ma posso dire che sono sempre più frequenti i casi di dipendenza”.