Il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha scritto ai parlamentari veneti una lettera chiedendo che, nella modifica dell’articolo 116 della Costituzione, la cui discussione si è incardinata ieri alla Camera, il Veneto sia inserito tra le Regioni a statuto speciale. Lo ha reso noto lo stesso Zaia, parlando di “una grande opportunità che si è aperta in queste ore in Parlamento”.
E’ per questo – ha detto Zaia – che chiedo ai nostri parlamentari, senza distinzione di colore politico, di fare squadra, di passare dalle parole ai fatti e chiedere che, nel primo comma dell’articolo 116, la parola ‘Veneto’ sia anteposta a ‘Friuli’. Vedremo, nel caso, quali saranno le loro giustificazioni, visto che ritengo che le posizioni di tutti vadano in questa direzione, ma ritengo che sarebbe grave non avere un esito positivo”. 
Nella sua lettera, Zaia (che ha spiegato come questa richiesta non sia alternativa all’indipendenza, riguardo alla quale ha ribadito l’importanza di arrivare al referendum) sottolinea con favore la proposta di introduzione dei costi standard per la prima volta nella Carta (“cubano circa trenta miliardi di risparmi l’anno: più di un terzo degli interessi sul debito pubblico di cui ha parlato il presidente Napolitano nel suo discorso di fine anno”), evidenziando però subito dopo come la novità sia contemperata da previsioni di segno contrario. 


“Senza parlare del Senato delle Regioni, in cui il Trentino ha sei rappresentanti e il Veneto sette, con la non assoggettabilità ai costi standard delle Regioni a statuto speciale, l’introduzione di un neo-centralismo rispetto alle Regioni a statuto ordinario, l’introduzione della supremazia statale e la conferma della farraginosità del meccanismo dell’articolo 116 per richiedere ulteriori competenze, dico che, in sordina, si sta distruggendo il Veneto e le altre quattro regioni che, con il loro residuo fiscale, pagano i conti di tutte le altre. Toglierci competenze è agire da vampiri e non so quali reazioni susciterebbe nei Veneti vedersi sbattere ancora una volta la porta in faccia”.